di Marta Rosati
La notizia del call center K4up in questi giorni tiene banco, ma probabilmente è destinata a non essere la sola sui generis. Già, perché di licenziamenti si sarebbe iniziato a parlare anche all’Unicalce. Il condizionale è d’obbligo più che mai. Dalla Cgil infatti rassicurano: «Non è stato licenziato nessuno».
Unicalce Secondo quanto si apprende al momento, l’azienda avrebbe avviato le procedure di ristrutturazione prevedendo una quarantina di esuberi, di cui 14 attualmente impiegati negli stabilimenti ternani, San Pellegrino, Madonna Scoperta e Prisciano. Unicalce, nata a Lecco nel 1923, ad oggi vanta una fama da leader nella produzione di calce calcica, dolomitica e prodotti derivati per i più svariati settori, dalla siderurgia all’edilizia, dalla chimica alla zootecnia e tanto altro ancora. 12 gli stabilimenti che il gruppo detiene su tutto il territorio nazionale; di questi, 3 sono collocati nell’area della Conca.
I siti industriali Nel piano di ristrutturazione, di cui non si conoscono ancora bene i contorni, dovrebbero essere coinvolti gli stabilimenti che Unicalce detiene in Umbria, Piemonte e Lombardia. Stando alle prime notizie trapelate, i licenziamenti su Terni interesserebbero 3 dipendenti del sito di Madonna Alta, 7impiegati dell’ufficio commerciale e 3 lavoratori dello stabilimento di Prisciano.
Retroscena Interessante sarà capire se, e in quale misura, esiste un legame tra gli esuberi vagamente individuati negli stabilimenti ternani e le sorti dell’Ast. Come detto, l’Unicalce lavora anche per la siderurgia e larga parte della produzione locale di calce è da sempre destinata allo stabilimento di viale Brin. Nel processo di fusione dell’acciaio, infatti, questo materiale viene impiegato per l’eliminazione delle impurità.
Livelli occupazionali «In questa fase, – rassicurail sindacato – non occorre e non è certamente utile creare allarmismi; giovedì pomeriggio si terrà il primo confronto presso la Federmaco (Federazione italiana dei materiali di base per le costruzioni), tra i vertici aziendali e i sindacati di categoria, anche nazionali; solo dopo questo primissimo passaggio – dichiara Cristiano Costanzi, di Fillea-Cgil Terni- potremo, forse, avere più chiaro il quadro e quindi avere qualcosa da dire in merito».
