Il presidio dei lavoratori Sangemini

di Marco Torricelli

Un gazebo. E una piccola tenda, di quelle che normalmente ospitano le cucine in campeggio. E facce stranite. Tante. Eccolo, il ‘presidio permanente’ dei lavoratori della Sangemini. Che aspettano e non si accontentano di sperare.

Lo sciopero Lì dentro, nei capannoni a poche decine di metri, le macchine sono ferme. Dopo la decisione di martedì, di prolungare lo sciopero, è tutto spento: «Almeno fino a giovedì – ribadiscono i lavoratori – da qui non esce nemmeno una bottiglia d’acqua. Poi decideremo, tutti insieme e in base a come evolverà la situazione, quale sarà il nostro atteggiamento». Di sicuro «non siamo più intenzionati a firmare deleghe in bianco. A Nessuno e per nessun motivo. A questo punto è nostro diritto conoscere tutti i dettagli di una trattativa che riguarda direttamente la sopravvivenza nostra e delle nostre famiglie».

I politici Martedì mattina, davanti al gazebo si è presentata una delegazione del Movimento 5 stelle, con in testa il senatore Stefano Lucidi: «Vogliamo raccogliere più informazioni possibili – ha detto ai lavoratori, per presentare poi un’interrogazione parlamentare sulla vicenda». Ed è arrivato anche il consigliere regionale Fausto Galanello (Pd), già autore di un’interrogazione consiliare sulla vicenda «per esprimere tutta la mia vicinanza ai lavoratori coinvolti e ribadire il ruolo delicato che la Regione svolge nella vertenza in qualità anche di titolare della concessione di utilizzo dell’acqua».

Le banche L’attuale proprietà dell’azienda – Roberto Rizzo, presidente della Sangemini e sua moglie Grazia Bottiglieri, presidente della Sangemini Holding (ma soprattutto quella che terrebbe in mano i cordoni della borsa), insieme agli altri due armatori navali, Bottiglieri e De Carlini – sta cercando di trovare un accordo, in extremis, con un sistema bancario che vanta crediti per oltre 80 milioni di euro ed al quale ne è stata chiesta un’altra quindicina, con la promessa che, poi, loro ‘faranno i bravi’ e rimetteranno tutto a posto.

L’appello Ed è proprio al sistema creditizio che i sindacati rivolgono «un nuovo appello a svolgere con senso di responsabilità il proprio ruolo, per evitare il fallimento di un’azienda e di un marchio così importanti per il territorio e per il Paese». In queste ore «come sindacato stiamo svolgendo un ruolo attivo in continuo rapporto con l’assessore regionale alle attività produttive, Vincenzo Riommi, per uscire dall’impasse e scongiurare un epilogo drammatico per la vertenza».

Gli appuntamenti Il conto alla rovescia, intanto, non si ferma e sabato – giorno in cui scadrà la proroga concessa dal tribunale – è sempre più vicino. Giovedì, alle 13, è in programma il vertice in Regione: l’esito del confronto tra Sangemini e banche, ma anche le eventuali novità che in queste ore sarebbero maturate sul fronte Norda, saranno al centro del dibattito. Alle 11, dal piazzale dove sono in presidio permanente, i lavoratori partiranno in autobus alla volta di Perugia: «Vogliamo far sentire anche lì, di nuovo, la nostra voce – dicono – e soprattutto vogliamo vigilare, perché il tempo della fiducia è finito».

Le cooperative Tra i creditori della Sangemini – in quanto fornitori di materiale e servizi – c’è anche una vasta rappresentanza del mondo della cooperazione e questo ha inserito, tra i temi di cui si sta discutendo, anche quello del possibile ingresso, in una compagine societaria più ampia ed alla quale affidare il compito di traghettare l’azienda, anche del movimento cooperativo. Un’ipotesi, quella di cui si discute, che non dovrebbe in nessun caso prevedere le esternalizzazione di produzioni o pezzi di esse.