di Marco Torricelli
Adesione totale, alla Sangemini, allo sciopero indetto lunedì da Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil. Otto ore di astensione generale, da parte dei lavoratori, alcuni dei quali si sono simbolicamente incatenati al cancello di ingresso, che mandano così un messaggio chiaro all’azienda.
Il presidio «Non resteremo a guardare – è il concetto, ribadito anche dal sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani – mentre un patrimonio fondamentale per il territorio viene disperso a causa di una gestione societaria completamente sbagliata e inadeguata». Nel corso del presidio è stato ribadito che «i 136 posti di lavoro in gioco devono rappresentare priorità assoluta» e che per difenderli «dovranno essere messe in campo tutte le azioni necessarie».
Le istituzioni Un chiaro riferimento, soprattutto dopo le parole di solidarietà espresse domenica dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, alle istituzioni locali e nazionali: «L’auspicio è che si arrivi in breve tempo a un nuovo confronto e che l’azienda faccia marcia indietro rispetto alle ultime prese di posizione inaccettabili». I sindacati ribadiscono «la massima disponibilità a confrontarsi su tutte le ipotesi che possano garantire il rilancio dell’azienda e la continuità occupazionale di tutti gli addetti».
La politica Insieme ai lavoratori c’era anche il senatore Gianluca Rossi: «Queste persone non possono e non devono essere lasciate da sole a combattere – spiega – perché la situazione della Sangemini è davvero così complicata che necessita di una mobilitazione complessiva, delle istituzioni e delle forze sociali. Io farò per intero la mia parte e mi impegno a portare la questione all’attenzione del parlamento e dei ministeri competenti».
La saga Nel frattempo ci si interroga su quelle che potrebbero essere le reali intenzioni dell’azienda, sempre più divisa – in quella che non si sa bene se interpretare come una saga familiare o un più banale gioco delle parti – tra due ipotetiche linee di condotta. Perché la Sangemini, controllata dal gruppo di armatori navali Rizzo-Bottiglieri-De Carlini (alle prese con debiti per quasi un miliardo con le banche; ndr) è di fatto una faccenda familiare Rizzo-Bottiglieri.
Le strategie Con Grazia Bottiglieri (quella «che ha i soldi», secondo radio-fabbrica; ndr) presidente della Sangemini Holding e suo marito, Roberto Rizzo, presidente della Sangemini, che sarebbero in disaccordo sulla gestione della crisi esistente. Quella che al momento sembra prevalere è la strategia decisa da Rizzo, con il drastico ridimensionamento delle produzioni comunicato nei giorni scorsi e l’assenza totale di prospettive di rilancio. Ma non è chiaro se quella in atto sia solo una tattica o se, invece, lo scontro interno sia davvero in corso.
I cinesi Come non è chiaro il motivo di una visita-lampo in azienda, avvenuta nelle scorse settimane di alcuni emissari di un gruppo cinese, la China Petroleum: «La Sangemini ha avuto, in passato, dei contratti di fornitura con la Cina – confermano fonti aziendali – e si è trattato di una normale visita». Sarà, ma di questi tempi basta poco a far nascere sospetti o speranze. Soprattutto perché, come dice qualcuno che conosce bene l’azienda, «per rilanciare la Sangemini, oltre a pagare i debiti, ci vogliono idee chiare e parecchi milioni di investimenti».
