di Marco Torricelli
Meno venti. In calo. Mentre le temperature, metereologiche e non solo, sono in rapido aumento, la produzione di acqua, e soprattutto del marchio aziendale leader – la Sangemini appunto – crolla. Nel silenzio più totale da parte dell’azienda.
L’assemblea Giovedì mattina i lavoratori della Sangemini si sono riuniti, nuovamente, in assemblea e «si è discusso proprio dei dati, non ufficiali – spiega Simone Dezi della Fai Cisl – che siamo riusciti a conoscere. Ebbene, nei primi cinque mesi di quest’anno c’è stato un calo della produzione del 20%, rispetto allo stesso periodo del 2012. Chiaro che questa azienda non intende, in alcun modo, mettere in atto iniziative di salvaguardia del patrimonio, industriale ed umano».
Il parco Tra i motivi di preoccupazione c’è anche la mancata apertura stagione del parco della Fonte: «L’azienda lo tiene chiuso, senza neanche fornire spiegazioni – dice il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani – confermando i timori di un suo disinteresse e offrendo un’immagine fortemente negativa, non solo sua, ma dell’intera città». Peraltro l’apertura del parco, negli anni scorsi, aveva permesso il rientro, almeno temporaneo, al lavoro, di alcuni degli addetti della Sangemini Fruit in cassa integrazione, cosa che evidentemente non avverrà nel 2013.
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La Regione Entro il 15 giugno, «almeno questo era l’impegno – dice Michele Racanella, della Flai Cgil – si sarebbe dovuto convocare, da parte della Regione, un nuovo incontro al quale, oltre all’azienda, devono partecipare tutti i soggetti interessati: l’associazione degli industriali, Sviluppumbria, il sindaco di San Gemini e, naturalmente, i sindacati». Mancano due giorni, a quella data, «ma non ci risultano convocazioni – insiste Racanella – e chiediamo, quindi, che si accelerino le procedure».
Il piano L’incontro, ricorda Pierluigi Cecchini, della Uila Uil, «deve servire a conoscere l’ipotesi di piano di rilancio che l’azienda deve mettere a punto entro il 26 luglio, ma che è stato chiesto, non solo da noi, di vedere prima della stesura definitiva, per non trovarci di fronte a condizioni impraticabili quando, poi, sarebbe troppo tardi per discuterle e modificarle. Ma il tempo sta passando invano».
Le indiscrezioni L’urgenza di un confronto, poi, deriva anche dalle indiscrezioni che trapelano con sempre maggiore insistenza: non sono passate inosservate alcune visite, in azienda, da quelli che sono apparsi come possibili compratori: «Su questo, come su tutto il resto – dicono i sindacalisti – la Sangemini deve fare chiarezza e al più presto. Non ci piace pensare che ci si vogliano vendere, insieme agli impianti, anche le vite dei lavoratori e il tutto nel più completo silenzio». Ma siccome, insieme all’azienda, si venderebbe anche il diritto di sfruttare le fonti, che è stato concesso dalla Regione, «riteniamo che lo stesso ente dovrebbe essere interessato a conoscere la verità».
Lo sciopero Martedì 18 i lavoratori della Sangemini «saranno a Terni, per partecipare alla manifestazione in difesa delle acciaierie – concludono i rappresentanti sindacali – perché nessuno come noi comprende il loro stato di disagio», ma anche «per dare nuova visibilità alla nostra vertenza, perché se l’acciaio è fondamentale per l’economia ternana, altrettanto lo è l’acqua per quella di San Gemini».
