Marco Pucci

di Marco Torricelli

Confusi e per niente felici. I sindacalisti ternani, costretti ad una corsa ad inseguimento e spesso spiazzati da quelle che definiscono «indiscrezioni che potrebbero essere fatte trapelare ad arte», aspettano con ansia il confronto di mercoledì, con l’amministratore delegato dell’Ast, Marco Pucci.

Europa o Cina Il dubbio, l’ennesimo, introdotto nella partita relativa alla cessione, da parte di Outukumpu, delle acciaierie ternane, è arrivato a Milano, visto che nel corso di ‘Made in steel’, il salone internazionale del settore, l’analista austriaco Markus Moll ha detto che i cinesi della Tsingshan, «non si sa ancora se faranno un’offerta di acquisto». Cosa che non farebbe piacere, soprattutto, ai venditori, che non potrebbero contare su un’asta al rialzo nel caso in cui fosse solo la cordata Aperam-Marcegaglia-Arvedi a presentare un’offerta ‘industriale’. Con l’incognita, sotto ogni punto di vista, rappresentata dai fondi di investimento.

La produzione Ma a tenere sulla corda sono anche le voci relative ad un possibile ridimensionamento produttivo degli stabilimenti ternani: «Sinceramente non ci rendiamo conto di come si possa parlare di una cosa del genere – dice Claudio Cipolla, segretario della Fiom Cgil di Terni – soprattutto in questa fase. Di piani produttivi, noi crediamo, si parlerà con il nuovo proprietario, sulla base di quelle che potranno essere le sue valutazioni, con le quali il sindacato sarà, come sempre, pronto a confrontarsi. Ma non mi pare che queste condizioni esistano, al momento».

I tempi E forse non esisteranno nemmeno tanto a breve, perché se sarà confermato che, per la presentazione delle offerte di acquisto c’è tempo ancora fino alla fine della settimana – diciamo venerdì 12 – resterebbero davvero pochi giorni, poi, per definire tutti i dettagli per il possibile passaggio di mano delle acciaierie, visto che il termine stabilito dalla Commissione europea era il 7 maggio. Ecco quindi che prende corpo l’ipotesi di un invio ‘tecnico’ che la stessa commissione potrebbe concedere. Un’ipotesi, quella del rinvio, che circola con sempre maggiore insistenza.

Il rinvio Un mese, forse di più, potrebbe essere la proroga che i finlandesi di Outukumpu potrebbero ottenere, per perfezionare – a fronte, ovviamente, di offerte chiare sul tavolo – la vendita. Soprattutto perché i dettagli da mettere a punto non sarebero marginali: la questione del Tubificio, per esempio, sarà senza dubbio uno scoglio non facile da aggirare, nel caso in cui si volesse, da parte del venditore o anche del compratore – perché Marcegaglia potrebbe ipotizzare l’utilizzo dei proprio impianti, peraltro in evidente affanno, al posto di quello ternano – lasciarlo fuori dall’affare.

I sindacati In mezzo a tutto questo, i sindacati ternani navigano a vista: «Noi – dice ancora Cipolla – non possiamo che ribadire, e a Pucci lo diremo con chiarezza – che non siamo disponibili a discutere di nessun progetto futuro se non con i nuovi proprietari e che, per noi, il polo siderurgico ternano non può prescindere dal Tubificio. Queste due sono, per cominciare, le condizioni irrinunciabili».

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