di Marta Rosati
«Impossibile biasimare chi è rientrato a lavoro, perché si sarà visto con l’acqua alla gola e in alcuni casi anche con una famiglia sulle spalle, quindi ha appeso all’azienda le proprie speranze, ma non possiamo invece non essere indignati per l’atteggiamento dei sindacati». Questa la dichiarazione di un lavoratore K4up che, piuttosto che riprendere l’attività al call center (sulla scorta di garanzie che in passato si sono rivelate vane), ha scelto di rimanerne fuori e guardarsi intorno per una nuova occupazione.
Lo strappo con i sindacati Il capitolo pare sostanzialmente chiuso per chi ha scelto di non fidarsi ulteriormente del titolare dell’azienda e soprattutto ha rotto con i sindacati, conservando una rabbia fortissima: «Nell’ultima assemblea dei lavoratori che si è tenuta all’hotel Garden, dopo il secondo vertice in prefettura (vuoto di qualunque decisione definitiva e ricco di promesse rimaste carta straccia – chiosa-), i sindacati aprirono la votazione per alzata di mano ‘Quanti sono favorevoli all’apertura di un nuovo tavolo di accordo sindacale con l’azienda?’. Per tenermi basso con le percentuali – dice l’ormai ex lavoratore del call center – posso assicurare che almeno un 75 % dei presenti votò contro. I sindacati, per tutta risposta, hanno comunque avviato le procedure di accordo con l’azienda dicendo di dover tutelare la minoranza favorevole e noi ci siamo sentiti traditi».
Stato attuale «I numeri che fornisco – mette in chiaro il nostro interlocutore – sono approssimativi, ma lo scarto eventualmente sarebbe di poche unità. Al momento – dice – poco più di una decina di operatori ha perso il contatto col resto dei colleghi e si sta riorganizzando autonomamente, una cinquantina di persone sono rientrate a lavoro, 70 circa stanno di fatto scioperando ma senza alcun presidio in quanto l’azienda ha sciolto lo stato di agitazione col benestare di chi ha ripreso l’attività, inviando peraltro lettere di sospensione cautelativa, a mio modo di vedere – precisa – preludio al licenziamento; quindi i sindacati che hanno sfilato con noi in corteo, hanno sostenuto inizialmente la nostra battaglia, dichiarando spesso diffidenza nei confronti del titolare del call center, hanno cavalcato l’onda mediatica dei ‘giorni di fuoco’ e ora non ci tutelano affatto». 70 persone, errori numerici permettendo, non sono poche e se tutti si sentono traditi dai propri rappresentanti sindacali e costantemente si sentono e si confrontano, il sospetto che stiano tramando qualcosa sorge, ma al momento non trova riscontro.
