di Mar. Ros.
Dalla razionalizzazione delle partecipate ai ‘guai’ di bilancio, da palazzo Spada arriva anche la notizia che riguarda i lavoratori Usi: 28 andranno in cassa integrazione da agosto fino alla fine di dicembre, alcuni confluiranno in ‘Terni reti’ e altri 8, in attesa di mobilità definitiva, come era stato anticipato mesi fa dall’assessore Piacenti, sono destinate alla nuova ‘Umbria digitale’ (una società consortile a responsabilità limitata a totale capitale pubblico, che è al servizio della Regione Umbria, dei Comuni e delle agenzie consorziate che svolge attività di interesse generale nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione).
Cisl Alla formula ‘cassa integrazione’ i sindacati hanno subito lanciato un monito e la notizia ha scaturito anche diverse polemiche tra i membri dell’opposizione in consiglio comunale. Celestino Tasso della Cisl, in particolare, ha chiesto garanzie sul futuro di Usi e scoccato la frecciatina al Comune: «L’azienda non faccia la fine di Isrim, finito con la messa in liquidazione del personale dopo tante promesse da parte della politica. Inoltre la cassa integrazione dei dipendenti non è stata mai condivisa con i sindacati ». A sentire Tasso, dunque, non ci sarebbe stata alcuna trattativa, anzi i sindacati avrebbero appreso la notizia dalla stampa. «Va bene la razionalizzazione e la riduzione dei costi, – sottolinea il rappresentante Cisl -, ma ai lavoratori chi ci pensa? Cosa ne sarà di loro al termine della cassa integrazione?».
Usi La risposta in realtà la fornisce il presidente di Usi, Franco Fogliano, nominato nel 2014 e in carica fino al prossimo novembre: «L’azienda sta riducendo i costi e studiando un piano industriale di rilancio triennale, saranno tagliati ben 400 mila euro con un organico ridotto e lasceremo un bilancio in pareggio, diversamente da quello che ho trovato al mio arrivo – sottolinea -, al termine della cassa integrazione si vedrà, ma l’obiettivo è quello di rilanciare l’azienda. I sindacati – puntualizza – sapevano tutto, li ho convocati io stesso, ci siamo riuniti e li ho avvertiti».
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