Infondato. Così la Terza sezione del Tar del Lazio ha respinto il ricorso con cui gli ex amministratori della Spoleto Credito e servizi (Scs) avevano impugnato il decreto di commissariamento della società cooperativa che controlla la Banca Popolare di Spoleto. I nove ricorrenti, tra cui l’ex presidente Giovannino Antonini, sono stati condannati al pagamento delle spese legali quantificate in complessivi 15 mila euro da corrispondere alle parte resistenti del procedimento, vale a dire ministero dell’Economia e della Finanza (Mef), Banca d’Italia e Clitumnus srl. La notizia è stata riportata da alcuni giornali locali.
«Scs controllava di fatto e di diritto Bps» Nel merito della sentenza, il collegio giudicante (Carlo Tagliente presidente, Pierina Biancofiore e Francesco Brandileone consiglieri) ha bocciato tutte le censure presentate dall’avvocato Federico Tedeschini che assisteva gli ex amministratori, a cominciare da quella principale con cui si sosteneva di non poter considerare Scs capogruppo bancario. Circostanza, questa, che secondo il legale impediva di porre la società cooperativa in amministrazione straordinaria. La Terza sezione ha, però, chiarito che «Scs detiene il possesso maggioritario delle quote azionarie di Bps e, avendo l’altro socio (Monte dei Paschi) disdetto nel luglio 2012 i patti parasociali, la cooperativa controllava di fatto e di diritto la banca». Ergo, la Scs non può sfuggire al disposto dell’articolo 70 del Testo unico bancario, che prevede lo scioglimento degli organi di amministrazione.
L’ATTO DI ACCUSA DI BANKIT A SCS
«Commissari nominati dal direttorio Bankit» Infondata pure la censura sollevata in relazione alla nomina dei commissari effettuata dal vicedirettore generale, piuttosto che dal direttore. In realtà, come rilevano i giudici, il provvedimento in questione è stato emesso all’unanimità dal direttorio di Bankit «e il potere del vicedirettore esprime il momento finale della procedura».
«Scs conosceva risultanze ispettive Bankit» Niente da fare anche per la contestazione circa «l’omissione delle garanzie partecipative a seguito delle risultanze ispettive di Bankit». In questo caso il Tar scrive chiaramente che il rilievo è «smentito di fatto dalla stessa produzione documentale depositata dai ricorrenti» che ai giudici hanno portato la risposta, datata 2 agosto 2012, alle osservazioni e chiarimenti richiesti da palazzo Koch. «Emerge quindi – rileva la Terza sezione – che Scs fosse ben consapevole dei rilievi, mentre è lo stesso Tub a impedire, nell’ambito di un procedimento di commissariamento, qualsiasi comunicazione preventiva agli organi aziendali ai fini degli interessi da tutelare». Il ricorso viene dunque respinto perché infondati, confermando la bontà dell’intervento di Bankit e del decreto del Mef.
Futuro Scs, costituito comitato soci Ora, con una sentenza di primo grado nel cassetto, la partita intorno al futuro di Scs entra nel vivo. In quest’ottica, nei giorni scorsi, il comitato dei soci Scs-Bps ha proceduto all’elezione del direttivo, individuando il presidente nell’avvocato Massimo Marcucci e vice Mario Arcangeli, componenti dell’organismo anche Francesco Graniti, Sandro Martinelli, funzionari Bps di lungo corso, e Angelo Mariani. L’obiettivo del comitato è, naturalmente, la tutela e la salvaguardia degli interessi dei circa 19 mila soci Scs in vista dell’imminente acquisizione della controllata Bps.
