di Marta Rosati

«Acciai Speciali Terni ha una storia importante che s’intreccia con l’interesse del nostro Paese; con umiltà faremo tutto il possibile per darle il futuro che merita. Da adesso sono al servizio del gruppo Acciai Speciali Terni con l’impegno di renderlo una realtà industriale competitiva e ambientalmente sostenibile, attraverso investimenti in impianti e in ricerca e sviluppo, contando sul vostro impegno che so essere sempre stato profuso senza risparmio a beneficio dell’ azienda, con la quale il vostro legame è profondo. Con questa operazione rafforzeremo la nostra struttura industriale diventando uno dei principali gruppi siderurgici europei, caratterizzato da un ampio mix produttivo, impianti all’avanguardia, tecnologie innovative e, soprattutto, una profonda cultura aziendale fondata sul rispetto dell’Uomo e dell’ambiente». Queste le prime parole del cavaliere Giovanni Arvedi, da 60 anni imprenditore attivo nel settore della siderurgia, che ha fatto bene a Cremona, Trieste e che ora allarga il suo orizzonte al centro Italia, acquisendo Ast e non escludendo la possibilità di includere Piombino nel suo polo nazionale dell’acciaio.

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Arvedi all’alba di una nuova sfida Parole le sue, quelle pronunciate a margine della firma di rito a Essen e quelle scritte ai dipendenti di Acciai speciali Terni, che riassumono il personaggio raccontato dalle cronache dell’economia italiana ma anche e soprattutto dalla sua città, quella Cremona nella quale ha fatto profitto ma alla quale ha restituito anche tanto in termini dinvestimento nella cultura, l’editoria e il sociale. Questo suo voler mettere al centro l’Uomo, come dice, emerge anche da un altro passaggio della sua missiva ai lavoratori di Terni, quando dice «Il mio intendimento è di incontrarvi presto, secondo le modalità che le restrizioni Covid renderanno possibili, e presentarvi il Piano industriale, il Piano Ambientale ed il Piano Sociale che stiamo predisponendo e che conto di integrare con i vostri contributi». Arvedi dunque apre subito al coinvolgimento delle maestranze, alle parti sociali. Non a caso il primo appuntamento ufficiale segnato nella sua agenda è quello di giovedì 3 febbraio alle 15.45 in viale Brin, con i sindacati di categoria.

Acciai sperciali Terni Quell’ipotesi di un accordo di programma tra vari stakeholders, ventilato nientemeno da un certo Giampietro Castano del gruppo Arvedi ed esperto conoscitore di Ast (e di altre vertenze verrebbe da dire) dato il suo passato al ministero dello Sviluppo economico, forse, è già nei piani del presidente di Ast e dell’amministratore delegato, e suo braccio destro, Mario Caldonazzo. Un metodo di lavoro che, come suggerito da diverse parti e come emerso in diverse circostanze, potrebbe rappresentare una garanzia per tutte le opportunità da cogliere, soprattutto nell’immediato, con i fondi europei a disposizione e al netto di annose questioni aperte da portare a compimento come l’attivazione della piastra logistica, la bretella Ast-San Carlo e altre infrastrutture e altri interventi soprattutto per contravvenire alle esigenze dei grandi energivori, ce ne sono di nuove da affrontare, politica, istituzioni, associazioni, sindacati e lavoratori assieme. Una su tutte, quella dell’idrogeno. Al Nord Arvedi è già al lavoro per il vettore energetico green perché possa alimentare un sito industriale, qui a Terni è in atto una moral suasion sulla Regione perché il polo dedicato lo pensi nella città dell’Acciaio, dell’Amore e dell’Acqua e non a Gualdo Cattaneo. Poi ci sono i piani dell’Enel che ha recentemente perfezionato l’acquisizione dei locali impianti Erg, dei quali si potrebbe parlare. Ma insomma, una cosa alla volta.

L’era Burelli Intanto, posto che va confermato che quella con l’ingegnere di Udine non è una rottura ma una scelta di opportunità di ruoli da giocare in questa nuova fase dell’acciaieria ternana, Arvedi può vantare l’eredità dell’ormai ex amministratore delegato Massimiliano Burelli. ‘Siamo un’acciaieria, non siamo un vivaio’, è uno dei suoi tormentoni più famosi. Da quando si è insediato nella primavera del 2016, le politiche cosiddette green hanno trovato ampio spazio nella sua gestione. La prima azione degna di nota sta sicuramente a monte del processo produttivo dove la quota di rottame inserita nei forni è passata dal 50 all’85% con una sensibile riduzione di sfruttamento delle materie prime. Ma se l’incremento dei rottami ha garantito benefici cosiddetti verdi da un lato, è innegabile che abbia avuto un impatto significativo sulla logistica e anche qui la mano di Burelli non si è fatta attendere. Ad oggi infatti il 60% dei prodotti di Ast viaggia sui treni invece che su gomma e l’azienda aveva nei suoi piani anche investimenti per ammodernare la propria flotta di locomotori. Con un investimento di 4 milioni di euro inoltre, completato nel 2019, Acciai speciali Terni ha messo a punto un impianto che consente di recuperare dall’attività del laminatoio a caldo (quindi senza combustibili fossili), una quantità di calore, tale da produrre il 70% del vapore necessario nel ciclo produttivo. In questo modo sarebbero state ridotte le emissioni di CO2 in atmosfera per un quantitativo pari a 30 mila tonnellate annue, i consumi di circa 15 mila famiglie.

Tapojarvi Nel frattempo risulta crescente l’impatto della discarica Ast, quella in cui vengono stoccati i rifiuti della produzione siderurgica: 300 mila tonnellate di scorie all’anno. In tal senso, l’era Burelli sarà certamente ricordata per il progetto targato Tapojarvi che ad oggi comunque sulla carta non risulta del tutto risolutivo. Con un investimento di oltre 62 milioni di euro (12 dei quali da parte di Ast, oltre al canone annuo di appalto), sta per prendere corpo l’iniziativa per cui quella montagna di rifiuti che si scorge alle spalle dello stabilimento, smetta di crescere o meglio lo faccia più lentamente perché il quantitativo di scoria trattata sarà via via crescente. Gli investimenti in atto consentiranno un notevole abbattimento del problema delle polveri nella zona di Prisciano ma intanto quella montagna sulla quale era in programma la realizzazione di un parco, di anno in anno continuerà a crescere, seppure in sicurezza. Perché una parte delle centinaia di migliaia di tonnellate di scorie prodotte, verrà comunque conferita in discarica. Ma l’aspetto interessante è per quella parte che invece la società finlandese Tapojarvi trasformerà in materiale per sottofondi stradali, più in generale materiale per l’edilizia che potrebbe, condizionale d’obbligo, anche essere reimpiegato nel ciclo produttivo, data l’essenzialità del materiale refrattario all’interno delle siviere; quei giganteschi contenitori che contengono acciaio fuso, materiale incandescente, a temperature che superano di molto i mille gradi centigradi. L’ambizione è quella di vendere quanto ottenuto nel raggio di 100 km dallo stabilimento di Terni. E se questa misura dovesse crescere l’impatto sulla logistica cozzerebbe con le finalità green del progetto stesso. In verità poi, per dirla tutta, per incentivare il commercio dei prodotti ottenuti servirebbero politiche mirate, da parte delle istituzioni nazionali ed europee. Attendere prego.

Bandiera italiana Ad ogni modo, ora che l’operazione di acquisizione da parte di Arvedi è stata finalmente portata a termine, c’è la possibilità da qui a breve di conoscere nel dettaglio le intenzioni della nuova proprietà. I buoni propositi, a giudicare dalle prime parole spese dal numero uno, non mancano e come a dare il benvenuto ai nuovi inquilini dei piani alti di viale Brin, dal sito principale, la bandiera della Germania è stata subito rimossa, pur mantenendo i tedeschi una quota minoritaria nella partita societaria (15%). Nota di colore, il primo commento a caldo di un lavoratore attaccato alla fabbrica e alla città di Terni, martedì mattina, è stato: «Bene la bandiera italiana, purché il passo successivo non sia quello della bandiera della Cremonese». Sano campanilismo calcistico per le due squadre d’acciaio che militano entrambe in Serie B.

 

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