Troppe sagre secondo Confcommercio

E’ primavera, spuntano le sagre o sono ristoranti abusivi? Se lo chiede il Gruppo ristoratori di Fipe-Confcommercio Terni che lamenta l’eccesso di manifestazioni, anche di scarsa qualità, e pochi controlli.

Troppe sagre Fipe-Confcommercio torna ad esprimere la propria preoccupazione riguardo al continuo proliferare di eventi e manifestazioni gastronomiche, o meglio, a quelle che non hanno nulla a che vedere con la valorizzazione delle tradizioni e dei prodotti locali. La vera mission che si dovrebbero prefiggere. «Troppo spesso – dichiara il presidente del Gruppo Massimiliano Fazi – servono solo a finanziare soggetti privati, senza promuovere prodotti locali e oltretutto con molti dubbi sul rispetto dei regolamenti igienico-sanitari, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sui rapporti di lavoro con il personale utilizzato».

Quali prodotti promuovono? «Mentre le attività di ristorazione regolarmente autorizzate – prosegue Fazi- e che assicurano il servizio tutto l’anno, sono soggette ai giusti controlli di Asl, Nas, Inps, Inail, Direzione Lavoro, vigili urbani, imposte dirette e Finanza, che tuttavia in qualche caso addirittura si sovrappongono, le sagre “mordono e fuggono” nei due o tre mesi in cui si può fare business, spesso inventandosi improbabili valorizzazioni di prodotti che nulla hanno a che vedere e ben poco caratterizzano il nostro territorio». «Ogni ristoratore onesto – dice ancora Fazi – ha il diritto di chiedere che la stessa solerzia con cui egli viene costantemente controllato da almeno una decina di diversi organi di vigilanza sia applicata anche nelle verifiche alle tante sagre e gli stessi consumatori hanno altrettanto diritto a sapere come viene conservato, preparato e somministrato ciò che gli viene servito anche nell’ambito di questi eventi». «Insomma – conclude Fazi – non posso non tornare a sottolineare, a maggior ragione in questi tempi di crisi, come sia particolarmente disdicevole e quindi da combattere, una eventuale concorrenza sleale che si avvalga di lavoro nero anche minorile, di assenza di misure di prevenzione per la sicurezza di consumatori ed addetti e che non si avvale, perché costosi, di strumenti e procedure igienico sanitarie idonee a garantire la salubrità dei prodotti».

Bene quelle di qualità Ma Confcommercio in generale e i ristoratori di Fipe Terni in particolare, non si dicono affatto contrari del tutto alle sagre: «Assolutamente non è questo il punto – dichiarano all’unisono Carmine Onorato e Daniela De Santis che nel direttivo rappresentano le aree di Amelia e Narni – non siamo per il muro contro muro. Anzi, ben vengano feste o sagre di qualità. Non sentirete mai un ristoratore narnese che si lamenta delle Taverne a Narni o uno dell’amerino che osteggia delle feste patronali di Macchie e Foce, o delle taverne dell’ente Palio di Amelia perché si tratta di eventi che valorizzano il territorio e i suoi prodotti e che rivitalizzano i nostri centri storici almeno in determinati periodi dell’anno. Anzi, in questi casi – proseguono – l’invito che facciamo ai soci è di collaborare con gli organizzatori per fare sinergia».

Cambiare la legge regionale Dal gruppo ristoratori di Fipe-Confcommercio arriva dunque una certa apertura ad eventi di qualità. «Ma – riprende e conclude il presidente Fazi – al di là di tutte le considerazioni, l’unico vero strumento che abbiamo al momento per limitare il danno economico subito dalle nostre attività commerciali è quello di modificare la legge regionale sulla materia in modo che imponga agli organizzatori di questo genere di eventi norme più restrittive sia per quanto riguarda i prodotti da somministrare, che devono essere fortemente tipici e rappresentativi del territorio, sia per i limiti di tempo che vanno decisamente ridotti e poi, ripeto- crediamo sia arrivato il momento che gli Organi preposti facciamo rispettare anche per queste iniziative le varie normative».

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