Da sinistra Sbarra, Gola, Sgalla, Bececco e Pierantoni (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Se entro il 15 dicembre non saranno pagate le spettanze arretrate i 350 lavoratori della Maran di Spoleto, azienda del recupero credito, sono pronti a incrociare le braccia per due giorni prima di Natale, ossia il 18 e il 19. Dopo lunghi mesi di sacrifici patiti e gestiti in silenzio, a causa della sensibilità della committenti (soprattutto istituti di credito e analoghi), arriva l’ultimatum dei dipendenti dell’azienda di Santo Chiodo, che da tre mesi percepiscono solo parti di stipendio, mentre resta un’incognita il futuro dell’azienda «gioiello», come l’ha definita davanti ai cancelli il sindaco facente funzioni Maria Elena Bececco.

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Saldo arretrati sennò sciopero La quasi totalità dei lavoratori, mercoledì mattina, ha aderito alle due ore di assemblea non retribuita convocata da Cgil, Cisl e Uil, presenti i sindacalisti di categoria, ma anche i segretari regionali Vincenzo Sgalla (Cgil) e Ulderico Sbarra (Cisl). Il presidio si è aperto col ricordo del sindaco Fabrizio Cardarelli, stroncato da un malore domenica mattina, ma che «oggi sarebbe arrivato qui con la moto, per stare in mezzo a noi», come ha ricordato Sgalla. A fotografare la vertenza Maran, l’ennesima per Spoleto, sono stati i sindacalisti delle tre sigle Cristina Taborro, Simona Gola e Paolo Pierantoni: «In questi mesi abbiamo assodato che il problema non è legato alle commesse, che ci sono, nonostante la crisi di mercato, la concorrenza e i servizi reinternalizzati dal sistema credito. Abbiamo invece un problema di politica aziendale – hanno detto chiaramente – che non è stata in grado di fronteggiare le difficoltà che avanzavano».

«Proprietà non più credibile» Qui è arrivato l’applauso dei lavoratori, tornati a battere le mani poco dopo quando, sempre i tre sindacalisti, hanno parlato di una «proprietà non più credibile, che ha rotto il patto di fiducia tra lavoratori e azienda nel segno della sana occupazione». Nazareno D’Atanasio, fondatore della Maran, scomparso nel 2015, aveva infatti voluto stabilizzare i lavoratori «con sacrifici sia per la proprietà che per le maestranze». La contestazione mira a Teresa Maran, la moglie di D’Atanasio, che da alcuni mesi ha preso in mano le redini dell’azienda, anche accusata di non tenere fede agli impegni coi lavoratori, sia sul fronte stipendi che sulle prospettive.

Sindacati vogliono andare al Mise Proprio per tentare di gestire al meglio questa fase incerta i segretari regionali Sbarra e Sgalla hanno indicato la strada del tavolo al ministero dello Sviluppo economico, chiedendo alla Regione di sostenere l’operazione. Maran ha già chiuso la sede di Roma e recentemente, come spiegano i sindacalisti, anche quella di Pescara con licenziamento collettivo di 40 unità circa, mentre resta aperta la sede di Catanzaro che occupa altre 80 persone. Se la vertenza Maran approderà finalmente al Mise lo si capirà a stretto giro. Intanto i lavoratori si preparano a un Natale duro: da riscuotere hanno «il saldo di ottobre, la mensilità di novembre, quella di dicembre, due terzi di 14esima». Loro chiedono tutti gli arretrati, l’azienda nei giorni scorsi aveva proposto un terzo di 14esima e l’anticipo dello stipendio. Poi è atteso il piano di riorganizzazione 2018-2020, anche se negli ultimi giorni si sono moltiplicate le voci su un presunto preliminare di vendita che non trova conferme.

Bececco: «Sempre presente anche noi» Di fronte ai volti preoccupati dei lavoratori Maran l’assessore allo sviluppo economico Corrado Castrovillari (per anni top manager di Perugina), l’assessore Gianmarco Profili e alcuni consiglieri comunali, ma soprattutto il sindaco Bececco, a cui più volte i lavoratori hanno manifestato vicinanza: «E’ un momento molto duro per tutti, ma andiamo avanti con la stessa determinazione. Ogni volta che c’era da stare vicino ai lavoratori il sindaco Cardarelli era sempre presente e così faremo noi. Nei prossimi giorni avremo un incontro con la proprietà, da parte nostra c’è il massimo impegno per salvare il gioiello Maran».

@chilodice

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One reply on “Spoleto, tensione alle stelle in Maran: «Senza stipendi pronti a scioperare»”

  1. Salve,

    Per correttezza di cronaca, sulla sede di Pescara “Arca Voice srl”, va precisato che al momento i dipendenti non sono stati ancora ufficialmente licenziati. Senza alcun preavviso dalla proprietà e dal responsabile di sede, il 24 ottobre c.a., si sono visti recapitare un telegramma contenente la sposensione da ogni attività lavorativa ed il mantenimento del diritto alla retribuzione. Tuttavia, come è noto, l’azienda non ha ottemperato ai propri impegni con il mancato pagamento degli stipendi.
    Inoltre, come notificato alle rappresentanze sindacali, l’azienda ha invece garantito il saldo delle mensilita inadempiute ed il tfr entro il 15 dicembre, a chi avesse conciliato dimettendosi con accordo sindacale rinunziando ad ogni diritto e/o pretesa. Restano dunque senza stipendio ed eslusi da ogni spettanza, coloro che sono in attesa di ricevere il licenziamento e che come da telegramma suddetto avrebbero dovuto mantenere il diritto alla retribuzione.
    Grazie.

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