di C.F.
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Dal 5 dicembre, quando la proprietà ha presentato la richiesta di concordato in liquidazione, nella storica tipografia sono rimasti quattro o cinque lavoratori, incaricati di evadere l’ultima commessa di Poste. Poi, spedito l’ultimo carico, le luci della Panetto&Petrelli si sono spente e tutto è stato messo nelle mani del commissario nominato dal tribunale di Spoleto, Enrico D’Agata.
Ad aprile in aula E ora ai 27 lavoratori dell’azienda di viale Martiri, oltre un secolo di attività alle spalle, non resta che attendere aprile quando la pratica approderà davanti al giudice, chiamato ad autorizzare il concordato o, in alternativa, dichiarare il fallimento. In entrambi i casi il rischio è che per le maestranze della tipografia, tutte con profili altamente specializzati, non si riesca a rinnovare l’ammortizzatore sociale.
Rischio mobilità A novembre e dicembre i lavoratori hanno potuto contare almeno sulla cassa integrazione in deroga a zero ore, mentre per il primo trimestre del 2014 è stata richiesta la cassa in deroga. Al momento si attendono risposte dalle Regione, anche se con una coperta particolarmente corta il via libera non è scontato.
Rischio fallimento E se l’ammortizzatore sociale non dovesse essere attivato si farebbe largo la mobilità per tutti gli operai. Dopo la pronuncia del giudice, sia in caso di fallimento che di concordato, ci sarebbe lo spiraglio di una ricarica del cassa di 12 mesi. La pratica deve però essere autorizzata dal ministero dello Sviluppo economico e di fronte a un’azienda ferma da mesi e con una rete commerciale ridotta all’osso, generalmente si fatica a incassare il disco verde. Anche qui l’epilogo sarebbe la mobilità. E non a caso ieri i lavoratori hanno appeso all’esterno dello stabilimento due striscioni che a viale Martiri gridano: «Siamo stati abbandonati da istituzioni», tra cui Sviluppumbria socia della spa. L’unica chance sarebbe l’ingresso di nuovi investitori.
