di Chiara Fabrizi
La crisi travolge anche il comparto del restauro beni architettonici. Venti casse integrazioni ordinarie sono state richieste ieri dalla Coobec, impresa d’eccellenza fondata a Spoleto nel 1974. Il portafoglio di lavori dell’azienda per il 2012 è praticamente vuoto e il rischio, molto alto, è che anche un altro dei motori trainanti dell’economia regionale e italiana possa smettere di girare, con serie ricadute occupazionali.
Le casse integrazioni La Coobec ha richiesto nei giorni scorsi l’attivazione dello strumento ordinario di integrazione salariale. Tredici settimane di «cassa» per venti dipendenti a fronte di un organico che al momento conta 54 unità, ma che nei periodi di massimo splendore ha sfiorato il centinaio di professionisti altamente specializzati. Un colpo pesante all’economia del territorio spoletino che in termini occupazionali ha già pagato, e continua a pagare, molto.
Quirinale e Positano, due cantieri che non partono I vertici dell’azienda parlano di «lungaggini burocratiche» su due importanti cantieri. I lavori in questione sono un restauro all’interno del palazzo del Quirinale a Roma e uno a Positano, per un totale complessivo di circa 700 mila euro. La Coobec nei mesi scorsi si è aggiudicata in sede di gara entrambe gli appalti. I lavori sarebbero già dovuti partire, ma i finanziamenti stanziati e previsti nei bilanci degli enti di riferimento non sono ancora stati trasferiti. Ergo: i cantieri non decollano e lavoratori specializzati vanno in cassa.
«Manca programmazione degli investimenti» Tuttavia, il problema della Coobec, ma anche dell’intero comparto del restauro dei beni architettonici è di più ampio respiro. Tanto che l’attivazione dei lavori al Quirinale e a Positano avrebbe, nel caso della Coobec, solo rimandato la richiesta della «cassa». «Il problema – spiega Rolando Ramaccini, presidente della cooperativa – è la totale assenza in seno agli enti di una qualsivoglia politica di programmazione e concertazione degli investimenti che si intendono eseguire».
Dove vanno i soldi dei Fas? In questo senso verrebbe da pensare che il deficit di pianificazione da parte delle pubbliche amministrazioni sia strettamente legato alla pesante carenza di risorse che da tempo travolge i bilanci dei ministeri, delle Regioni e dei Comuni. Ma non è proprio così. «Il problema grave – prosegue Ramaccini – è proprio questo, anche quando i finanziamenti ci sono si fatica ad aprire tavoli tecnici, a concertare per definire obiettivi, finalità degli investimenti: esemplare in regione è il caso dei Fondi Fas». Degli oltre 200 milioni di euro sbloccati circa un mese fa, a quanto risulta, circa una trentina dovrebbero essere dedicati al comparto di riferimento, ma al momento non sembrano essere stati attivati tavoli di concertazione. «Credo – chiude il presidente Coobec – che sia proprio nei momenti di maggiore difficoltà che debbano venire fuori le capacità di governo».

