A rischio i 55 posti di lavoro

di C.F.

Avevano addirittura incontrato il nuovo amministratore, Bernardino Quattrociocchi. E la procedura di cessione d’affitto della Spigadoro con l’impegno d’acquisto sembrava cosa fatta. E invece all’ultimo minuto la cordata di imprenditori laziali ha fatto un passo indietro e in poche ore il futuro dei 55 lavoratori dello stabilimento di Sant’Eraclio ha cambiato colore, da un rosa pallido ad un nero pece.

Le trattative Con l’azienda in liquidazione, la produzione ferma e i dipendenti in mobilità dal 29 agosto, la Spigadoro era finita nel mirino di due diverse cordate di imprenditori. La prima faceva capo ad un investitore del Sud Italia e l’altra ad una cordata di Latina. Dopo alcuni incontri era stato il gruppo laziale ad aver offerto maggiori garanzie per il futuro dell’impianto, tanto che l’8 ottobre le sigle sindacali hanno incontrato quello che avrebbe dovuto essere il nuovo amministratore, Bernardino Quattrociocchi. In ballo, oltre all’affitto, c’era anche l’acquisto del marchio che si sarebbe poi proposto sul mercato come Pasta Spigadoro srl .

Il tavolo salta Gli imprenditori di Latina avevano anche messo sul tavolo il reintegro immediato di una quarantina di lavoratori. Insomma fino a qualche ora fa le prospettive per la Spigadoro apparivano piuttosto rosee. Poi lunedì il passo indietro. «Qualcosa deve essersi inceppato – spiegano in una nota unitaria i sindacalisti della triplice – siamo stati informati che la trattativa è saltata e che la cordata laziale è fuori dai giochi, il che vuol dire la chiusura totale dello stabilimento».

I lavoratori I 55 dipendenti della Spigadoro sono in mobilità dalla fine di agosto e anche il pagamento degli stipendi è fermo. Inutile dire che i lavoratori finora avevano seguito giorno dopo giorno e non senza apprensione gli sviluppi delle trattative e un paio di settimane fa, quando Quattrociocchi aveva parlato del reintegro di una quarantina di unità, avevano tirato un mezzo sospiro di sollievo. Oggi invece le carte tornano a mescolarsi nel peggiore dei modi e lo stabilimento di Sant’Eraclio sembra andare dritto verso la chiusura. E loro, i lavoratori della Spiagadoro, tornano a navigare in un mare di incertezze.

L’appello alle istituzioni «Il momento attuale – scrivono i rappresentanti della triplice – impone di fare quadrato per salvaguardare il futuro dei lavoratori e il marchio che va rilanciato. Per questo chiederemo un impegno chiaro alle istituzioni affinché questa importante realtà produttiva non svanisca lasciando 55 famiglie in pesantissime difficoltà».

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