La crisi torna a picchiare duro, con il secondo semestre che fa segnare il segno meno per produzione, fatturato e ordinativi, ma il mondo imprenditoriale umbro, nonostante ciò, dà segni di vitalità importanti. Aumenta il numero delle imprese con le nuove iscrizioni che superano del 25% le cessazioni, recuperando quasi integralmente la flessione del trimestre precedente. Rimane il dinamismo delle imprese femminili e giovanili e sale il numero di quelle guidate da stranieri. Dolce sorpresa le 26 nuove start up innovative. Sono i numeri del ‘Cruscotto’ statistico di Unioncamere Umbria.
Iscrizioni e cessazioni Nel secondo trimestre del 2014 è cresciuto il numero delle imprese: le nuove iscrizioni sono state 1.400, il 25% in più delle cessazioni “non di ufficio”. Incremento importante perché si recupera quasi integralmente la flessione del trimestre precedente. Rispetto a un anno fa, le iscrizioni diminuiscono del 2,5%, mentre le cessazioni (non d’ufficio) aumentano addirittura di quasi il 41%. Se cresce il numero delle imprese registrate cala però il numero totale degli addetti delle imprese: -3,4 rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Peggio del dato nazionale che è del -1,6%.
Le società L’andamento delle iscrizione e delle cessazioni (non d’ufficio) è molto diverso in relazione alla forma societaria: tra le società di capitali, le iscrizioni sono oltre cinque volte le cessazioni; anche per società di persone e le “altre forme” societarie, il saldo è positivo, ma proporzionalmente molto più limitato; nel caso delle imprese individuali, le cessazioni sono più numerose delle iscrizioni. In valore assoluto, le iscrizioni di imprese individuali sono due volte e mezzo quelle di società di capitali.
Chi ci prova Il Commercio registra la maggioranza delle iscrizioni (il 30% circa del totale delle imprese nuove iscritte classificate); seguono Agricoltura e Costruzioni con un valore entrambe attorno al 14%. Relativamente numerosi sono anche gli aggregati di nuove iscritte nei Servizi alle imprese e nel Turismo. Rispetto al secondo trimestre 2013, le iscrizioni diminuiscono in tutti i comparti, con punte in Assicurazione e credito (-29% delle iscritte “classificate”), nel Manifatturiero (-24%) e nel Commercio (-13,6%). In controtendenza, sono i Servizi alle imprese (+7,4%) e il Turismo, con un aumento delle iscrizioni di quasi il 2% (vedi grafico 2). Su base semestrale, le iscrizioni sono ancora in diminuzione in modo significativo in Assicurazione e credito (-26,4%) e Manifatturiero (-5%).
Chi getta la spugna Anche nel caso delle cessazioni, il Commercio si conferma il comparto con il maggior numero di casi (circa il 31% del totale delle cessate classificate). Piuttosto elevato è anche il peso delle cessazioni in Agricoltura (circa il 21%), Costruzioni (15%), poi Turismo e Servizi alle imprese con valori intorno al 9%. Rispetto al secondo trimestre 2013, le cessazioni diminuiscono solo in Trasporti e spedizioni (quasi del 17%); aumentano negli altri comparti e in modo molto forte in Agricoltura (+87%), Commercio (quasi del 64%) e nel Turismo (+52,5%). Su base semestrale, le cessazioni aumentano in modo più consistente ancora in Agricoltura (+29%), Turismo (+19,6%) e Assicurazione e credito (+19,1%).
Femminili, giovanili e straniere Anche nel secondo trimestre 2014, l’imprenditoria “femminile” e ancor più quella “giovanile” mantengono notevole dinamismo. Circa il 30% delle nuove iscritte sono imprese “femminili”; quelle che rientrano nella categoria delle “giovanili” arrivano addirittura al 32%. Rispetto al secondo trimestre 2013, l’andamento è però piuttosto debole: sia le “femminili” che le “giovanili” diminuiscono di poco più del 6% (vedi grafico 3). Le imprese “straniere” sono il 17% delle nuove iscritte nel trimestre in considerazione, e in aumento di circa il 5% rispetto al dato dello stesso trimestre dello scorso anno.
Scioglimenti e liquidazioni Le imprese che hanno avviato le procedure di scioglimento e le liquidazione sono quasi il 16% delle nuove iscritte, e risultano in leggero calo rispetto al secondo trimestre del 2013.
Apertura e chiusura delle unità locali Il rafforzamento almeno numerico del tessuto produttivo umbro è confermato dal saldo positivo tra aperture e chiusure di unità locali; le prime sono state circa il 34% in più delle seconde. Un risultato però inferiore a quello nazionale (dove le unità locali aperte sono poco meno del 40% in più delle unità locali chiuse). L’Umbria mostra una buona capacità di attrarre attività produttive da altre regioni italiane; infatti, ben il 29% delle unità locali aperte nel secondo trimestre 2014 è di imprese con sede non in Umbria. In termini di unità locali attive, le imprese umbre mostrano nel secondo trimestre 2014 un notevole potenziamento, con un aumento netto di 130 unità, corrispondenti ad un numero di aperture superiore del 35% quello delle chiusure.
La variazione degli addetti È stato considerato un campione di 53.229 imprese attive in Umbria e co-presenti sia nel primo trimestre 2014 che nello stesso trimestre dell’anno precedente. Rispetto allo scorso anno, queste imprese hanno subito una forte contrazione degli addetti, arrivata al -3,3%; un risultato nettamente peggiore di quello osservato a livello nazionale (-1,2%, su un campione di circa 3,4 milioni di imprese).
Imprese di capitali: periodo 2011 – 2013 È stato considerato un insieme di imprese attive nella regione Umbria e “co-presenti” nel triennio 2011 – 2013, che, cioè, hanno presentato il loro bilancio in tutti e tre gli anni considerati. I dati aggregati riferiti ai tre periodi derivano, quindi, dalle stesse imprese. Con riferimento all’ultimo anno, il 79% è rappresentato da micro aziende, poco meno del 17% da “piccole”; il 3,4% da “medie” e lo 0,8% da “grandi”. Tenuto conto dei limiti di significatività del dato disponibile, il campione mostra nel 2013 il valore della produzione e il valore aggiunto in diminuzione molto contenuta (ma che prosegue il trend riflessivo già avviato l’anno precedente). Più consistente è il calo dell’Ebit rispetto al 2012, che diventa un crollo rispetto al 2011. Il risultato netto ante imposte passa dagli oltre €66 mil. del 2012 ai meno di €9 mil. del 2013. L’utile netto diviene addirittura fortemente negativo, a € 31 milioni. Nel 2013, rispetto all’anno precedente, le imprese in utile diminuiscono dell’1%; aumenta tuttavia il loro valore della produzione totale. Dunque, le imprese che aumentano la presenza sul mercato sono tendenzialmente anche quelle più profittevoli. In tutti i comparti, le società in utile sono nettamente più numerose di quelle in perdita, ad eccezione di quelle del Turismo dove si equivalgono nella numerosità. La differenza positiva è proporzionalmente più elevata nell’ambito dei Servizi alle imprese.
Start up innovative Al 30 giugno 2014, in Umbria si contano 26 imprese che rientrano nell’aggregato delle “start up innovative”: l’aumento, rispetto alla fine del 2013 è del 13%. Rappresentano l’1,17% del totale italiano. La loro crescita è leggermente più lenta di quella media nazionale. E il loro peso sul totale delle società di capitali della regione è pari allo 0,12%, proporzionalmente inferiore al valore medio nazionale (0,14%). Il 65% delle start up innovative è nel comparto Servizi alle imprese e il rimanente 35% nel Manifatturiero. Il 15% circa delle start up innovative umbre è un’impresa giovanile; un altro 15% ha natura di impresa “femminile”; non vi sono, invece start up innovative tra le imprese “straniere” La percentuale delle “giovanili” sul totale è, in Umbria, largamente inferiore a quella osservata a livello nazionale (26,8%); nel caso delle imprese “femminili”, è invece leggermente superiore. Terni è la provincia con la maggior percentuale di start up innovative (quasi il 54% del totale). Le start – up innovative umbre sono complessivamente molto più piccole della media nazionale. Registrano una perdita operativa complessiva relativamente molto contenuta: essa è infatti solo il 5% del valore della produzione. Solo 4 start up innovative hanno dipendenti; tra queste, il numero medio di dipendenti è pari a 14 (15 è la media nazionale). Secondo i bilanci del 2012, poco più del 54% delle start up innovative è risultato in utile. Risultano tendenzialmente competitive, anche considerato che le sole in utile realizzano complessivamente il 77% del valore della produzione.
