di Elle Biscarini
Da martedì 7 aprile entrano in vigore le nuove regole sullo smart working introdotte dalla legge annuale sulle Pmi 2026. Un cambiamento che riguarda non solo le piccole e medie imprese, ma tutte le aziende italiane che si servono del lavoro agile. La novità principale non è tanto la regolamentazione dello smart working, o lavoro agile, che è già regolato da normative vigenti, ma l’introduzione di obblighi più stringenti e sanzioni per le aziende e i datori di lavoro che non li rispettano.
Dati Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, lo scorso anno il numero di smart workers in Italia si è attestato a 3,57 milioni, con il maggiore aumento registrato nel settore pubblico (+11 per cento), dove oggi 555 mila persone lavorano in modalità agile, pari al 17 per cento dei dipendenti della PA. Percentuale che tuttavia non è paragonabile a quella delle grandi imprese, dove il 53 per cento del personale lavora da remoto (1 milione e 945 mila persone), con un rialzo dell’1,8 per cento nel 2025. In controtendenza le piccole e medie imprese, dove i lavoratori agili si riducono sensibilmente (-7,7 per cento nelle Pmi, -4,8 per cento nelle microimprese) e rappresentano solo l’8 per cento del totale.
Nuove regole Per tutti questi lavoratori, da oggi cambiano le regole: entra infatti in vigore l’articolo 11 della legge Pmi, che modifica il decreto legislativo 81/2008 del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, aggiungendo il comma 7-bis all’articolo 3. La nuova disposizione riguarda tutte le prestazioni lavorative svolte in qualsiasi ambiente scelto dal lavoratore al di fuori dei locali aziendali, che sia casa propria o uno spazio di co-working, ad esempio. Il datore di lavoro deve quindi fornire, almeno annualmente, al lavoratore agile un’informativa scritta per garantire la tutela della salute e sicurezza nei contesti diversi dai locali aziendali, dove ha controllo diretto limitato. L’informativa deve essere consegnata sia al lavoratore agile che al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls). Tra i rischi da indicare rientrano l’utilizzo di videoterminali, affaticamento visivo, problemi posturali, stress lavoro-correlato e le condizioni dell’ambiente domestico.
Sanzioni Non si tratta, tuttavia, di un obbligo inedito: l’articolo 22 della legge n. 81 del 2017 prevedeva già la consegna annuale di un’informativa scritta sulla sicurezza. Ma la differenza sostanziale è che fino ad oggi il Testo unico non prevedeva specifiche sanzioni per gli inadempienti. Ora, chi non si adegua alla nuova disposizione rischia dai due ai quattro mesi di arresto, o in alternativa, un’ammenda che può andare da 1.708,61 a 7.403,96 euro.
Cgil Terni Le nuove norme arrivano in un momento in cui il dibattito sullo smart working nella pubblica amministrazione si fa più acceso. La Fp Cgil di Terni, infatti, spinge per un incremento del ricorso al lavoro agile nella pubblica amministrazione e ad attuare «tutti gli ulteriori provvedimenti» per contenere l’impatto del rincaro dei carburanti sui lavoratori. «L’attuale contesto internazionale sta provocando gravi effetti sui mercati energetici, lasciando prefigurare una nuova crisi degli approvvigionamenti – spiega il segretario generale Andrea Pitoni -. L’Unione europea chiede a gran voce di ridurre i consumi e gli spostamenti e di fare ricorso il più possibile allosmart working per fronteggiare la crisi energetica in corso, e in Italia la Pubblica amministrazione cosa fa? Lo riduce».
