di Marta Rosati e Chiara Fabrizi
Nessun accordo, trattativa in stallo e futuro in bilico. È un nulla di fatto quello emerso dal tavolo del ministero dello Sviluppo economico (Mise) sulla delicatissima vicenda Sgl-Elettrocarbonium che sta tenendo col fiato sospeso un centinaio di lavoratori, molti dei quali martedì pomeriggio hanno atteso davanti alla fabbrica di Narni l’esito del confronto tutto incardinato sulle modalità di ripartizione delle bonifiche nel sito industriale.
Sgl-Elettrocarbonium, trattativa in stallo Ma il compromesso non c’è stato. Al summit non ha partecipato il liquidatore di Sgl, il dottor Petrucci, che ha ormai fatto intendere la propria posizione sulla questione ambientale, giocoforza intrecciata alla partita della compravendita di impianti e immobili per la produzione di elettrodi di grafite. Le motivazioni dell’assenza non sono note, ma si sa che c’è la disponibilità a procedere alla quantizzazione del danno e a pagarlo per ottenere la cosiddetta manleva, strumento normativo che solleva da ogni futura responsabilità Sgl, ossia l’industria che per oltre un secolo ha operato nell’area. I ministeri e la Regione hanno già chiarito che il sito industriale di Narni non rientra nel perimetro di legge entro il quale si può concedere la manleva, anche se nulla esula le parti ad arrivare a un accordo.
Futuro in bilico Al tavolo ministeriale iniziato alle 17 e terminato intorno alle 20.30 si è quindi accomodato soltanto l’ad Monachino, oltre alla delegazione di tecnici regionali col vicepresidente Fabio Paparelli e il sindaco Francesco De Rebotti. L’imprenditore, che ha riassunto 70 persone e rimesso in piedi la produzione, è tornato a manifestare i pesanti riflessi creditizi che l’impasse sta avendo su Elettrocarbonium presente all’interno del sito di Narni con un contratto di comodato d’uso scaduto il 31 dicembre e un ultimatum di riconsegna della fabbrica targato Sgl. D’altronde non meno delicato è il fronte delle bonifiche. Appare infatti complessa l’ipotesi che Monachino possa accollarsi i costi di bonifica in caso di emergenze ambientali future o di bonifica totale in caso di dismissione del sito industriale, salvo naturalmente che non si arrivi a un congruo compromesso economico.
«Incertezza insostenibile» Ed è qui che la trattativa probabilmente si intoppa, intrecciandosi con quella della compravendita di impianti e immobili. Tra gli interessi delle parti e i tentativi delle istituzioni di comporli, di fronte ai cancelli un gruppo di lavoro ha atteso con i sindacalisti di Cgil e Cisl, Marianna Formica e Fabrizio Framarini, l’esito del summit nuovamente convocato per lunedì prossimo a Roma, sembrerebbe con la partecipazione del liquidatore di Sgl. Inutile dire che la reazione dei lavoratori rasenta l’esasperazione a causa di «un’incertezza – riferiscono alcuni – diventata ormai insostenibile». Tutti devono ancora percepire la tredicesima e tutti temono l’epilogo peggiore, la chiusura della fabbrica.
Twitter @martarosati28 e @chilodice
