I lavoratori della Sgl Carbon

di M. To.

Dopo più di due settimane dall’incontro che il responsabile della linea elettrodi-grafite del gruppo Sgl, Klaus Unterharnscheidt, ha avuto con i sottosegretari Claudio De Vicenti e Giampietro Castano, sul possibile futuro della Sgl Carbon di Narni è calato il silenzio.

L’assemblea I lavoratori e i sindacati avevano organizzato un’assemblea – con la partecipazione di alcuni parlamentari eletti in Umbria – nel corso della quale questi ultimi avevano assunto l’impegno di fare luce sulle dichiarazioni fatte del rappresentante della proprietà – «Qualsiasi decisione verrà presa, non influirà sui livelli delle forniture di elettrodi alla filiera degli utilizzatori italiani, che sarebbe comunque garantita anche dagli stabilimenti esteri» – che avevano di fatto confermato la volontà di Sgl di chiudere lo stabilimento narnese.

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Rossi Dando seguito a quell’impegno, spiega il senatore Gianluca Rossi, «mi sono attivato, insieme ai parlamentari che hanno avuto modo di confrontarsi con i lavoratori, perché il governo lavori attivamente per scongiurare un finale drammatico della produzione italiana di Sgl Carbon e perché siano convocate quanto prima, al ministero dello sviluppo economico, le rappresentanze sindacali e le istituzioni locali, per fare il punto della situazione e verificare eventuali strade alternative».

La crisi L’area ternana, dice ancora il senatore dal Partito democratico, «sta continuando ad incassare i colpi della crisi industriale con le proprie forze, pertanto non accetteremo per la Sgl Carbon una prospettiva simile alla vicenda Basell. Dobbiamo poter contare su un governo che ci ascolti e sia propositivo, consentendoci di tornare ad essere un catalizzatore del Pil regionale e nazionale attraverso le specificità industriali che da sempre ci caratterizzano. Stiamo parlando di una produzione che non possiamo permetterci di perdere, perché rappresenta il 20% del mercato nazionale con evidenti ripercussioni sugli utilizzatori del nostro Paese».

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La storia L’allarme, alla Sgl Carbon, era scattato il 7 ottobre scorso, quando allo stabilimento narnese (che produce ellettrodi in grafite per forni elettrici – uno dei 13 al mondo e unico in Italia inserito nella busines unit ‘Graphite & Carbon Electrodes’ della multinazionale Sgl) la direzione aziendale aveva informato la Rsu sulla difficile situazione del mercato della grafite e sulla forte riduzione dei prezzi di vendita dei prodotti aziendali.

Lo stop Ai sindacati era stata «comunicata la necessità di una ulteriore riduzione dei volumi produttivi assegnati, passando da mille a 500 tonnellate al mese», quando lo stabilimento narnese ha una potenzialità di circa duemila tonnellate mensili.  Ma non solo. La direzione aziendale aveva comunicato la imminente necessità di spegnere un forno di cottura, sui due esistenti.

La vertenza Da allora, i 110 lavoratori della Sgl Carbon hanno dato vita ad una serie di manifestazioni – anche sotto la sede milanese della multinazionale – che hanno coinvolto l’intera città di Narni – «perché questo stabilimento non rappresenta solo la nostra storia – dice il sindaco De Rebotti – ma dà lavoro anche altre decine di operatori dell’indotto» – e non hanno intenzione di mollare.