La sentenza epocale sul rogo Thyssen rischia di stravolgere la giurisprudenza in merito alle morti bianche e tiene sempre più in apprensione politica e sindacato. La preoccupazione, fortissima, è che l’azienda possa abbandonare l’Umbria lasciando in ginocchio tremila famiglie e un intero territorio, quello di Terni, già duramente provato dalla crisi economica. Il sindacato umbro ora, con prudenza, si muove cercando di capire cosa succederà in futuro.
Sbarra: serve prudenza «Siamo in un momento dove occorre molta prudenza da parte di tutti – dice a Umbria24.it il segretario regionale della Cisl Ulderico Sbarra -: sul piatto c’è una novità importante, portata da una sentenza innovativa, che non lascerà le cose come stanno e farà giurisprudenza». Anche rispetto alle dichiarazioni di Confindustria Umbria, che ha parlato di «uno schiaffo ad un importante investitore estero», Sbarra invita tutti alla prudenza: «Io – dice – non ho elementi per valutare le singole responsabilità, non compete a me dare giudizi. Intorno a questa vicenda però tutti devono abbassare i toni».
Serve l’impegno di tutti L’ideale, secondo Sbarra, sarebbe «mantenere a Terni produzione e lavoratori cercando le soluzioni migliori». «Qui serve l’impegno di tutti – dice Sbarra – per risolvere i problemi che l’azienda ha in merito a energia, infrastrutture e smaltimento dei rifiuti: se noi saremo in grado di essere vicini all’azienda credo che il problema di un possibile abbandono non si porrà. Il mio appello è questo: lavoriamo per togliere i problemi dal terreno anche parlando più di questi che della sentenza».
Sacconi: l’azienda non abbandonerà l’Italia Un appello affinché azienda e lavoratori collaborino, specialmente sul fronte di una prevenzione «efficace», lo fa il ministro del Lavoro Sacconi che non crede che la sentenza del tribunale di Torino possa indurre la dirigenza ad abbandonare l’Umbria: «Sono stato pochi giorni fa a Terni – ha detto il ministro lunedì mattina a Mattino 5 – e lì ho avvertito un clima positivo di coesione in quello stabilimento che mi fa pensare che l’azienda resti a produrre acciai speciali nel nostro territorio. Non credo che l’azienda abbandonerà il territorio – ha concluso – : l’accusa aveva presentato un impianto accusatorio molto solido».
Cgil: Terni centro di eccellenza All’insegna della prudenza anche la reazione alla storica sentenza di Torino della Fiom Cgil di Terni e della Cgil dell’Umbria. In una nota infatti il sindacato guidato da Susanna Camusso dà un «giudizio positivo» delle relazioni sindacali che hanno permesso «al sito ternano di costruire un avanzato protocollo sulla sicurezza unico nel suo genere per i soggetti coinvolti e per gli impegni assunti». Il sindacato riconosce poi gli «investimenti significativi» che l’azienda ha fatto «trasformando il sito di Terni in un centro produttivo d’eccellenza negli acciai speciali in grado di competere con efficacia nel sistema globale».
No a reazioni emotive Dall’altro lato la Cgil difende la sentenza di Torino che «rappresenta un atto di giustizia nei confronti delle famiglie dei lavoratori morti» e un «segnale chiaro al Paese affinché le questioni della sicurezza nei luoghi di lavoro non siano più considerate un costo ma un investimento». E dopo aver ricordato che nessuna contrapposizione si deve creare tra i lavoratori di Terni e quelli di Torino, la Cgil sostiene che la Thyssen «non possa procedere in modo emotivo penalizzando quanto di positivo è stato costruito sia sul piano industriale che sul piano sindacale».
Uilm: l’azienda mantenga le produzioni in Umbria Il 28 aprile poi Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, sarà a Terni per incontrare gli iscritti al sindacato e i lavoratori dello stabilimento della ThyssenKrupp nella fabbrica umbra. «La condanna – scrive Palombella in una nota – sanziona comportamenti negligenti e non l’avversione verso gruppi stranieri che devono continuare ad investire in Italia. Per questo riteniamo che la multinazionale tedesca proprio nel suo stabilimento in Umbria debba mantenere produzioni, investimenti e livelli occupazionali, da cui dipende il futuro di tanti bravi lavoratori e delle loro famiglie. Anche di questo – conclude – parleremo il prossimo 28 aprile coi nostri iscritti e con gli addetti siderurgici dello stabilimento di Terni».
Vinti: niente più sarà come prima In piena fibrillazione anche il mondo politico regionale, con Stefano Vinti, segretario regionale del Prc e assessore regionale alla Sicurezza sui cantieri, che sostiene come «niente sarà più come prima: l’esito del processo di Torino – dice – può cambiare la coscienza dei lavoratori, che sanno di poter avere più garanzie per la loro sicurezza, ma dovrà cambiare l’approccio degli imprenditori. Sono loro i responsabili della sicurezza e da ora in avanti dovranno fare i conti con sentenze e condanne reali e non più con quel generico “omicidio colposo” che troppo spesso ha lasciato fuori chi aveva il compito di assicurare ciò che in ogni posto di lavoro è un diritto imprescindibile: la sicurezza, appunto».
Brutti: sconcerto per le reazioni del sindaco Dal fronte Idv invece il consigliere regionale Paolo Brutti si dice sconcertato dalla «reazione del sindaco e del presidente della Provincia di Terni», condannando poi l’atteggiamento di coloro che hanno parlato di un giudizio «eccessivamente duro nei confronti dell’azienda. Io capisco e condivido – dice Brutti – le preoccupazioni per le sorti della Thyssen e non mi sorprende che le autorità cittadine se ne facciano carico ma non è accettabile accusare i giudici, con parole e motivazioni del tutto fuori luogo. Sindaco e Presidente della Provincia avrebbero la stessa reazione anche in caso di condanna nella vicenda Umbra Olii? Attendiamo fiduciosi – conclude Brutti – una precisazione che restituisca un giudizio più obiettivo sulla vicenda». Una posizione «ipergiustizialista» secondo il consigliere regionale del Pdl Raffaele Nevi: «È un’indecenza che speculi sulla sentenza di Torino incurante della realtà ternana che rischia di pagare per colpe che non ha»·

