Il prefetto Bellesini

di Marco Torricelli

Una certezza, adesso c’è: sul tavolo, al momento, per la Sangemini c’è una sola offerta. Quella della cordata composta da Unicredit, Norda e Tramite, «che è stata incrementata – dicono i sindacati – ma che ha una scadenza precisa: mercoledì prossimo». Il tempo, insomma, stringe e l’attuale proprietà «non può continuare a tenere nel cassetto l’unica offerta che gode al momento dei prerequisiti necessari per essere presa in considerazione dal tribunale».

Le modalità Già, perché, il vertice che si è svolto venerdì mattina in prefettura è servito anche a chiarire questo, qualsiasi proposta deve seguire i canali ufficiali e formali – il prefetto, Gianfelice Bellesini sarebbe stato categorico – con tutti i passaggi necessari, sia nei confronti della proprietà che del sistema creditizio. Quindi, le altre ipotesi prospettate, almeno pare di capire, non avrebbero queste caratteristiche. Proposte che, dicono i  sindacati e la Rsu «saremo certamente pronti a valutare, come faremmo con tutte le altre». Tipo quella già presentata alla proprietà aziendale, ma da questa mai resa nota.

«Basta giochetti» Proprio per questo, dopo il vertice in prefettura, i sindacati della Sangemini dicono «basta con i giochetti, non permetteremo che l’attuale proprietà porti al fallimento l’azienda e, quindi, se ci sono veramente altri soggetti interessati, che compiano immediatamente tutti gli atti previsti dalla procedura nei tempi necessari. Di certo, l’attuale proprietà non può ulteriormente tenere in sospeso centinaia di famiglie, che ora esigono risposte».

L’offerta Unicredit, Norda e Tramite avrebbero portato la propria offerta a 14 milioni e mezzo di euro e, se le cose stanno come sarebbe emerso in prefettura, alla Sangemini si prospettano due sole possibilità: accettare e passare la mano, o andare verso il fallimento. Con il faldone relativo all’azienda che, un minuto dopo, scenderebbe di un piano, nel palazzo del tribunale, per passare dagli uffici del ‘fallimentare’ a quelli della procura della repubblica. Con tutte le conseguenze del caso.

La richiesta Lavoratori e sindacati fanno anche sapere di aver chiesto «un immediato incontro con l’assessore regionale Vincenzo Riommi. La Regione deve infatti fare la sua parte così, come promesso dallo stesso assessore nell’assemblea tenuta in settembre presso il centro congressi. Sia chiaro – concludono – che, con tutti i mezzi a nostra disposizione, non permetteremo il fallimento di Sangemini».

La politica Il capogruppo di  Forza Italia in Consiglio regionale, Raffaele Nevi, chiama a sua volta in causa l’assessore Riommi: «La situazione della Sangemini non può essere lasciata a se stessa», dice in un’interrogazione ‘a risposta immediata. Dopo aver chiesto di sapere «cosa sta facendo la Regione per fare in modo che la vicenda relativa alla crisi dell’azienda si chiuda nel modo migliore possibile», Nevi attacca: «L’assessore Riommi aveva dato rassicurazioni circa la chiusura della vicenda, ma sembra essere sparito nel nulla. Spero stia lavorando per evitare un altro caso Basell e che non aspetti la seduta consiliare per dare una risposta, ma lo faccia pubblicamente e immediatamente. I lavoratori della Sangemini e le loro famiglie lo meriterebbero».

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