Massimo Pessina

di M. To.

Lunga, tanto lunga. Ma alla fine di un’adunanza dei creditori della Sangemini che, in tribunale, doveva decidere se dare il ‘via libera’ al concordato proposto, il giudice Alessandro Nastri ha deciso che ci vorrà altro tempo. Venti giorni, per la precisione.

LA STORIA

Il concordato Dopo una serie di eccezioni e richieste – presentate dai legali di alcuni creditori che insistono per veder riconosciuti quelli che ritengono essere i propri diritti – si è passati alla votazione. Che, però, ha lasciato in sospeso tanti degli interrogativi che circondano questa vicenda.

I debiti e i voti I debiti sui quali ci si è, alla fine, messi d’accoro ammontano a circa 14 milioni di euro e i creditori erano chiamati ad esprimere il loro voto favorevole o negativo rispetto all’ipotesi prevista nella proposta concordataria e relativa alle rispettive spettanze. Un gruppo di creditori – che complessivamente riceverebbero circa due milioni di euro se il concordato fosse accordato dal giudice – hanno votato a favore, mentre un altro gruppo – al quale spetterebbe un totale di circa un milione – si espresso contro.

Gli assenti Stando così le cose, visto che chi non vota viene considerato come favorevole all’ipotesi prospettata, sarebbe stato possibile, al giudice Nastri, dare il ‘via libra’ alla procedura. Il problema, però, è rappresentato dall’enorme mole di debiti sul quale i creditori non si sono espressi e questo, ovviamente, potrebbe rappresentare motivo di successive e forti polemiche. Per tagliare la testa al toro, si è scelto un rinvio.

Venti giorni Ai creditori che hanno una casella di posta elettronica certificata verrà inviato – gli altri lo troveranno in cancelleria – l’invito ad esprimere, entro venti giorni, il loro parere sulla faccenda. Passati i venti giorni, il giudice non potrà che deliberare.