Gianni Pastrello

di Marco Torricelli

Un coro no. Ma una replica, decisa, l’attacco dell’assessore comunale di San Gemini, Luciano Bisonni – che aveva sparato ad ‘alzo zero’ contro i sindacati, Norda e l’assessore Rometti, per l’accordo relativo alla Sangemini – la riceve. Da Gianni Pastrello, segretario nazionale della Fai Cisl.

Pastrello Il sindacalista è deciso: «Noi, e sono certo di poter parlare anche per i miei colleghi degli altri sindacati, abbiamo curato gli interessi dei lavoratori e possiamo dire di aver siglato un accordo che, avendo salvaguardato 95 posti di lavoro, nel panorama nazionale è certamente in controtendenza». E allora perché ci sono tanti mugugni? «Perché, e lo comprendo benissimo, ci può essere un po’ di delusione, ma un accordo è sempre frutto di un compromesso e noi non lo abbiamo certo fatto al ribasso».

Le polemiche L’assessore Bisonni, però, non la pensa così: «Guardi – dice Pastrello – che io a Bisonni ho provato a far comprendere che situazioni come questa potrebbero e dovrebbero spingere tutti noi; aziende, sindacati ed enti locali; a collaborare per creare le condizioni di job creation, ma forse questi concetti sono estranei alla cultura dell’assessore». Secondo Pastrello sarebbe necessario puntare alla «distrettualizzazione del territorio, cioè alla creazione di sinergie importanti che, peraltro, credo siano nelle intenzioni, ovviamente non nell’immediato, proprio di chi ha deciso di investire, in capitali ed in professionalità, a San Gemini».

La demagogia Poi il segretario della Fai Cisl decide di dirla tutta: «Io credo che si debba evitare la demagogia, della quale l’assessore Bisonni e anche l’assessore regionale Riommi hanno fatto grande sfoggio in tutti questi mesi – sibila Pastrello – perché anche noi abbiamo chiesto a Norda di pensare a possibili iniziative di insourcing (cioè di portare al proprio interno attività svolte da ditte esterne; ndr), ma a noi non sfugge che questo metterebbe a repentaglio altri posti di lavoro proprio nell’indotto e, siccome noi non vogliamo vendere fumo, questo argomento lo trattiamo con grande cautela». Poi, quasi di sfuggita, regala una stoccata mica da ridere: «Non mi pare – dice Pastrello – che Comune e Regione stiano facendo a gara per farsi carico di quei lavoratori che, secondo loro, noi avremmo trascurato».

Tramite Poca voglia di polemizzare, invece, da parte di Gianantonio Tramet, di Tramite. Il titolare dell’azienda che affianca Norda nell’operazione – per la verità è stato proprio Tramet a riannodare i fili di una trattativa che aveva rischiato seriamente di sfumare – che ha portato al cambio di proprietà della Sangemini. Provo a cercarlo e lui, dopo aver tentato più volte di ‘glissare’, spiega: «Quello che mi sento di dire, in questo momento, è soprattutto che Norda e noi stiamo lavorando sodo per dare un futuro all’azienda. Una cosa che siamo certi di poter fare e che, sinceramente, ci piacerebbe di poter realizzare senza inutili chiacchiere di contorno».

Le precisazioni A qualche domanda, alla fine, accetta di rispondere: «Davvero non capisco – dice Tramet – il collegamento tra Birra Castello, il parco di San Gemini e la nostra joint venture. Se a Birra Castello, con cui peraltro Tramite ha in corso un’importante e soddisfacente collaborazione, sia stata fatta qualche proposta relativa al parco, io davvero non lo so, ma quello che è certo è che a Norda e Tramite quel parco non interessa».

Il concordato Le procedure previste dal tribunale, in relazione al concordato, «sono state rispettate, in tutti i punti, alla perfezione – dice ancora Gianantonio Tramet – e, da quanto risulta a noi, gli altri due ipotetici pretendenti (Francesco Agnello e il gruppo Silva; ndr) non avrebbero dato seguito alle promesse fatte e, quindi, davvero non comprendo quelle che, me lo lasci dire, consideriamo delle manovre di disturbo immotivate e che rischiano solo di fare il male della ‘Sangemini acque’ e dei suoi collaboratori».

Recupero clienti Perché, spiega Tramet, «possono ingenerare malintesi e mettere a repentaglio il lavoro di ‘ricucitura’ con molti clienti importanti (si tratterebbe di gruppi della Grande distribuzione organizzata, ma conferme non ne ottengo; ndr) che avevano ‘delistato’ (non facevano più ordini; ndr) Sangemini, che non si era più fatta viva con loro». E qui il discorso si sposta verso il possibile futuro «perché solo recuperando clienti e quindi volumi, puntando poi ad acquisire clienti nuovi – dice il titolare di Tramite – si potrà puntare al consolidamento dell’azienda e, anche, ad un suo sviluppo che consentirebbe di dare nuove aspettative a chi abbiamo chiamato a collaborare con noi, ma anche a chi, per ora, è rimasto fuori».

I creditori Una grana che potrebbe creare qualche problema, però. è quella relativa ad alcuni creditori – si tratta di aziende cooperative – che vogliono vedersi riconoscere il diritto ad essere considerati ‘privilegiati’ e non ‘chirografi’, come attualmente sono classificati: «Non accetteremo nessun compromesso – dice uno di loro – e non rinunceremo nemmeno ad un euro che riteniamo sia nostro diritto ricevere». Tramet, su questo, proprio non intende dire nulla: «Non è una cosa di mia competenza – si limita a rispondere – ma io, mi creda, sono molto ottimista e concentrato sul lavoro che c’è da fare. Che è molto».

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