di Marco Torricelli
Sulla strada che porta al concordato con i creditori e all’affitto del ramo d’azienda da parte di Norda, la Sangemini vede aprirsi qualche buca. Quanto profonda e larga si vedrà. Presto.
I creditori A scavarle, le buche, sono alcuni creditori – cooperative locali e non – che non hanno gradito di essere stati inseriti, dai commissari nominati dal tribunale, nell’elenco dei così detti ‘chirografi’ invece che in quello dei ‘privilegiati’: la differenza non è di poco conto, perché ai primi il credito verrebbe ridotto, più o meno, ad un decimo, mentre gli altri possono puntare a recuperarlo per intero o quasi.
Milioni E la differenza non è di poco conto, visto che quelli che contestano – e che avrebbero già consegnato delle carte in tribunale – complessivamente vanterebbero crediti per quasi 4 milioni e mezzo di euro: una somma che Norda rischia di dover aggiungere a quella che si è già impegnata a versare: 15 milioni, 617mila e 323 euro, che sarebbero pagati in parte in contanti (sei milioni e 50mila euro), in parte con l’accollo dei debiti privilegiati bancari (sei milioni, 867mila e 323 euro) e in parte suddivisi in 24 rate mensili (un milione 250mila euro).
I distinguo E proprio sulla differenza di ‘rango’ tra i creditori che sarebbe sorto il problema: «Noi della Cooperativa trasporti Sangemini (la Cts; ndr) – spiega Paolo Gelati – vantiamo un credito di oltre un milione e 340mila euro e, essendo stati inseriti nella categoria dei creditori ‘chirografi’, ci vedremmo riconoscere un decimo di quella somma. Se la accettassimo significherebbe firmare la nostra condanna a morte. E, per questo, abbiamo presentato una precisazione, ai commissari nominati dal tribunale, nella quale chiediamo di essere inseriti tra i creditori ‘privilegiati’, potendo così sperare di ottenere il totale, o quasi, pagamento delle nostre spettanze arretrate».
Non un caso isolato Ma quello della Cts non sarebbe un caso isolato: «Abbiamo avuto modo – dice ancora Gelati – di confrontarci con altri creditori nelle nostre stesse condizioni (altre cooperative; ndr) e da quanto ci risulta saremmo almeno in quattro ad aver seguito la stessa procedura e siamo pronti, quando saremo chiamati a prendere parte all’adunanza dei creditori, a far valere le nostre ragioni. Se la Sangemini si salverà – dice – noi ne saremo felici, ma non possono certo farla sopravvivere uccidendo noi».
Le cooperative La presa di posizione della Cts – ma, sembra, anche di di altre cooperative – sarebbe determinata dalla certezza «che la normativa vigente ci riconosce, proprio in quanto cooperative, il diritto ad essere considerati creditori privilegiati in casi come questo. Ed a questo diritto noi non intendiamo rinunciare, per salvaguardare l’azienda e le posizioni dei soci-lavoratori»
I tempi L’appuntamento con tutti i creditori, in tribunale, è fissato per il 4 aprile prossimo «e quindi – dice Paolo Gelati – di tempo a disposizione per affrontare il problema ce n’è abbastanza. Ma quello che deve essere chiaro – prosegue – che l’unica soluzione che noi riteniamo praticabile è quella del cambio di ‘status’, per noi e per gli altri che si trovano nella stessa nostra condizione. Quel giorno, tutti noi creditori, saremo sullo stesso piano e solo solo se la maggioranza darà il ‘via libera’ il concordato potrà effettivamente essere concesso».
