Sangemini, Agnello non molla

di Marco Torricelli

Adesso le proposte di acquisto per Sangemini sono ufficialmente due. Venerdì mattina il tribunale di Terni ha ricevuto quella – che Umbria24 è in grado di anticipare – di Francesco Agnello, l’imprenditore campano che da tempo si propone come alternativa al gruppo Norda.

La proposta «La Newco – è scritto nel documento presentato in tribunale – intende acquisire, attraverso la sottoscrizione di un preventivo contratto di affitto, i rami d’azienda di Sangemini, Sangemini Fruit e Acque di S. Francesco Goccia Blu; tutti i marchi e tutte le concessioni ed ogni eventuale diritto di proprietà industriale relativo ai rami d’azienda; dipendenti nella misura ritenuta necessaria e sufficiente in funzione dell’apposito piano industriale, che prevede 100 unità a tempo indeterminato».

La valutazione Francesco Agnello, nella sua proposta, afferma di valutare «i rami d’azienda da acquisire in 17 milioni 500mila e 323 euro» e le modalità di pagamento, scrive, sono le seguenti: «8.433.000 euro tramite la corresponsione di un canone di affitto di 1.200.000 euro annui da versare mensilmente in 12 rate da 100mila euro, dal perfezionamento dei contratti di affitti d’azienda fino all’omologa del Concordato», quando poi verrebbe saldata la differenza. «6.867.323 euro attraverso l’accollo di debiti bancari privilegiati, previa rinegoziazione dei tempi di pagamento attraverso un nuovo piano di ammortamento della durata di anni 12 con 3 anni di pre-ammortamento ed eventualmente assistito da ulteriori garanzie e 2.200.000 euro attraverso accollo del Tfr ed oneri accessori relativo al personale dipendente trasferito»

Il personale Il «trasferimento complessivo di non più di 100 dipendenti – precisa Agnello nella sua proposta – verrà preceduto dalla sigla di accordo sindacale con adesione di tutti i dipendenti; quanto ai dirigenti e quadri seguirà eventuale separata trattativa individuale sia per il trasferimento che per il relativo trattamento economico in funzione delle esigenze di cui al piano industriale». Ma nel documento è anche prevista «l’individuazione, di concerto con le organizzazioni sindacali, degli ammortizzatori sociali necessari per diminuire l’incidenza del costo del lavoro».

Il piano industriale Il rilancio della Sangemini, che secondo Agnello, deve portare ad «un riposizionamento sul mercato delle acque minerali nei successivi 18 mesi ed una diversificazione del brand Sangemini verso i prodotti per l’infanzia e salutistici», prevede «15 milioni di investimenti – c’è scritto – per l’ammodernamento e il rilancio del marchio, con una redditività che prevediamo essere coerente con i migliori standard del settore food&beverage».

La fideiussione A supporto della sua proposta l’imprenditore campano ha presentato al tribunale anche una lettera di patronage nella quale la UnionCoopFidi di Roma «iscritta nell’apposita sezione dell’elenco generale degli intermediari finanziari e confidi tenuto presso la Banca d’Italia» dichiara «la propria disponibilità a costituirsi fideiussore, per l’importo di 18 milioni di euro, del socio (già, il socio; ndr) Francesco Agnello a favore della procedura concordataria, per garantire il buon fine della proposta».

Le differenze Tre gli aspetti, che saltano subiti agli occhi e che differenziano la proposta di Agnello da quella di Norda: la prima è che l’imprenditore campano offre, nell’immediato, quasi due milioni di euro in più – 17 milioni e mezzo contro 15 milioni e 600mila – la seconda è che quasi raddoppia gli addetti a tempo indeterminato – 100 contro 52 – ma la terza è che non fa cenno al monte debiti complessivo della Sangemini e a come affrontarlo.

Il tribunale Inevitabile cercarlo e chiedere spiegazioni: «Se permette – dice Francesco Agnello – questo è un aspetto che mi riservo di affrontare con i commissari, al momento in cui potrò confrontarmi con loro». Ora, infatti, la parola spetta proprio ai cinque commissari giudiziari ed al giudice Claudio Baglioni, che ha sostituito la collega Paola Vella, trasferita in Cassazione.

La politica «La questione della crisi della Sangemini non può essere abbandonata dalla giunta regionale – dice il capogruppo di Forza Italia in Regione, Raffaele Nevi – e ho già chiesto al presidente Chiacchieroni di convocare una riunione della commissione industria, con la Giunta, i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori e poi seguire la vicenda fino alla sua conclusione. Occorre un rilancio forte del glorioso marchio e una apertura ai mercati esteri che deve essere accompagnata anche da coerenti iniziative della Regione».

Crisi Tione Intanto l’assessore regionale Silvano Rometti un salto a Terni lo ha fatto, ma per rispondere, insieme al sindaco di Orvieto, Antonio Concina, alla proprietà di un’altra azienda delle acque in difficoltà – la Tione – ed ai sindacati; alla chiamata del pretto, Gianfelice Bellesini.

Gli stipendi «Il nuovo management, subentrato la scorsa estate, ha confermato – spiega il prefetto – di avere sviluppato un piano industriale per il marchio Tione con l’obiettivo di garantire la continuità produttiva del sito e la salvaguardia dei livelli occupazionali, ma di essere tuttora in attesa di risposte sul versante del credito». Ma intanto ha garantito «il pagamento delle retribuzioni arretrate, saldo di novembre e mensilità di dicembre, che è stato garantito dalla proprietà».

Prefetto in campo Bellesini annuncia che incontrerà «i vertici della Cassa di Risparmio di Orvieto, ai quali, pur senza entrare in valutazioni di merito creditizio che rientrano nelle esclusive prerogative dell’Istituto, rappresenterò i timori emersi al tavolo e la necessità di fare rapidamente chiarezza sulla vicenda».

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