I lavoratori di Sangemini Fruit

di M. To.

Hanno paura. Non vogliono finire «su un binario morto ed essere abbandonati lì, senza prospettive». Sono i lavoratori della Sangemini Fruit, che hanno capito perfettamente che aria tira.

Separati in casa Visto quello che era emerso con chiarezza – se mai ci fosse stato bisogno – nel corso del confronto che si è svolto mercoledì all’Associazione industriali e che era stato sintetizzato dal segretario della Fai Cisl, Gianni Pastrello, si sono riuniti in assemblea «per ribadire ancora una volta la necessità di trovare una soluzione di continuità» anche per quella che viene ormai considerata un’azienda a parte.

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Il futuro Loro, che avevano manifestato davanti alla basilica di San Valentino ed avevano anche avuto un confronto con il sindaco di San Gemini, dicono di «comprendere la difficoltà di dare oggi risposte concrete a problemi troppo a lungo e colpevolmente dimenticati», ma anche che «non si può scaricare sulle spalle di 23 dipendenti il peso insostenibile di una prospettiva senza lavoro».

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Il concordato Il timore più grande, per loro è quello di non essere inseriti nella Newco a cui vuole dar vita Norda e «rimanere in capo al concordato senza trovare soluzioni di prospettiva perché significherebbe semplicemente allungare l’agonia». Mentre secondo loro «Sangemini Fruit può essere una risorsa da valorizzare in un piano industriale che tenga conto di questa realtà produttiva e del suo grande potenziale inespresso».

I sindacati Una preoccupazione alla qual la Flai Cgil, la Fai Cisl e la Rsu di stabilimento rispondono con la promessa di «fare in modo che non vengano abbandonati al loro destino, troppo facilmente definito ineluttabile. Tutti sono chiamati a evitare che questi lavoratori vengano parcheggiati su un binario morto, a cominciare dalla Regione che tanto si è prodigata e si sta impegnando su questa difficile vertenza».

La vertenza Senza dimenticare, peraltro, che la vertenza Sangemini – nel suo complesso – è tutt’altro che risolta: Norda ha ribadito che i 102 della ‘divisione acqua’ dovranno essere prima di tutto sfoltiti e poi stabilire quanti di loro dovranno – a rotazione, con quali criteri e per quanto tempo – accettare periodi più o meno lunghi di cassa integrazione. Poi si vedrà. Anche perché pare che i commissari nominati dal tribunale abbiano chiesto un mesetto di tempo in più per definre tutte le questioni.