La conferenza stampa

Alla fine di maggio più che alle elezioni regionali i lavoratori della Sanfaustino di Massa Martana penseranno alla fine degli ammortizzatori sociali. A lanciare l’allarme, martedì con una conferenza stampa, è stata la Fai Cisl rappresentata da Simone Dezi, Claudio Andreani e Massimiliano Binacci. L’azienda da lungo tempo si trova in concordato e i lavoratori, in tutto otto persone, presto potrebbero trovarsi disoccupati. La Cisl chiede a questo punto alle istituzioni, in primis Regione e Comune di Massa Martana, «un percorso serio in primo luogo – spiegano – con la Regione che ha lasciato soli questi lavoratori e le loro famiglie. Soli in una crescente difficoltà economica e lavorativa».

Servono risposte «Negli anni, infatti – hanno continuato – non sono mai arrivate risposte certe, definitive e solidarietà per una realtà che da sempre ha caratterizzato un territorio, quello umbro, anche all’estero. Arrivando a farsi conoscere fino in America». Per la Fai Cisl «è arrivato il momento non solo di aiutare questi lavoratori, che devono ritrovare la propria dignità attraverso il lavoro, ma anche di rilanciare il marchio attraverso la produzione». Quanto al Comune i sindacati chiedono «maggiore attenzione per realtà produttive come queste, che in un comune devono essere valorizzate per il bene comune dell’intera comunità. E solo attraverso il rilancio di siti produttivi come questo, sarà possibile dare un futuro anche alle nuove generazioni. Sempre più colpite dalla disoccupazione».

Preoccupazione Ad aggravare lo stato di cose il fatto che molti lavoratori non sono più certo giovanissimi e, in caso di espulsione dal mercato del lavoro, per loro trovare un nuovo impiego sarebbe un’impresa tutt’altro che facile. «Anche per questo – spiegano infatti i sindacati – la preoccupazione di queste persone sale. Le istituzioni devono impegnarsi per trovare loro un’opportunità, che permetta di traghettarli fino alla pensione. Se non fosse così otto famiglie potrebbero dal mese di giugno trovarsi in seria difficoltà. Ancora senza retribuzione, ma anche senza un possibile futuro lavorativo in un’azienda nella quale da sempre si sono sentiti parte integrante, avendo dimostrato nel tempo senso di attaccamento e appartenenza. Con enormi sacrifici, per una prospettiva di lavoro che potrebbe svanire».

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