di Maurizio Troccoli

E’ un braccio di ferro quello che si consuma ogni qualvolta si tenta di dare una risposta alla crisi economica. Guardare alle tasche dei consumatori oppure a quelle dei commercianti nell’individuazione delle scelte da compiere per sollevare l’economia locale? Insomma saldi prima per spingere i consumi ed estenderli anche alle fasce con meno capacità di spesa: quelli che fanno la fila davanti ai negozi che inaugurano gli sconti, oppure saldi dopo per rispondere alle richieste dei commercianti? Questa volta il braccio di ferro pare l’abbiano vinto i consumatori. O almeno a loro vantaggio sarebbe andata la decisione di celebrare al più presto l’inaugurazione della stagione degli sconti. Dureranno 60 giorni i saldi previsti per il biennio 2011-2012 ed inizieranno il 6 gennaio, quelli invernali ed il 2 luglio, quelli estivi. Non l’hanno spuntata i rappresentanti degli esercenti commerciali che avevano chiesto di farli slittare almeno a metà del mese, tenendo conto della crisi che investe i comemrcianti. «Aggraveranno la situazione delle imprese – secondo Confesercenti – le date scelte per il periodo dei saldi invernali».  La decisione è stata presa dalla Giunta regionale umbra. La Fismo Confesercenti Umbria – si sottolinea in una nota – si era già espressa in merito attraverso un sondaggio fatto su 250 aziende del settore abbigliamento, calzature e accessori, «le quali avevano chiesto, per la stragrande maggioranza, date posticipate almeno alla metà di gennaio per i saldi invernali e metà luglio per quelli estivi».

Il rammarico di Confesercenti «Ci aspettavamo che le osservazioni degli operatori – aggiunge Confesercenti – che ci siamo limitati a presentare senza dietrologie sui risultati, venissero prese in maggiore considerazione dalla giunta regionale. Le imprese del settore moda, infatti, già scontano da anni una grave situazione economica e di ristagno dei consumi». «Le date scelte – ha osservato il presidente regionale della Fismo, Gianfranco Urbani – non faranno altro che aggravare la situazione delle imprese. Non potranno infatti contare sul ruolo fondamentale, per il bilancio annuale delle stesse, che avevano i saldi di fine stagione, che in questo modo vengono del tutto snaturati della loro funzione».

La nota positiva «Unica nota positiva della vicenda – ha aggiunto Urbani – è l’accordo con le altre quattro regioni del centro Italia (Abruzzo, Marche, Toscana ed Emilia Romagna). Auspichiamo che questo possa essere da stimolo per l’apertura di un confronto in Conferenza Stato-Regioni al fine di arrivare alla data unica nazionale per i saldi di fine stagione e per recepire finalmente le esigenze delle imprese del settore»

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