Saldi al via anche in Umbria (foto ©Fabrizio Troccoli)

Partiranno sabato in Umbria i saldi estivi durante i quali, secondo le stime fatte giovedì da Confcommercio, ogni famiglia spenderà poco meno di 230 euro (circa 100 euro pro capite) per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro. Soldi importati dato che arrivano «dopo una stagione primaverile che per il settore abbigliamento-calzature – spiega l’associazione – è stata a dir poco disastrosa». Nel complesso i saldi valgono il 12% del fatturato per il settore moda e l’auspicio è che «almeno in questi saldi riparta la corsa allo shopping e si possa riscontrare una ripresa dei consumi, anche se i commercianti possono solo sperare di ‘fare cassa’, ma non certo di recuperare una stagione mai partita a causa soprattutto delle condizioni climatiche, che incidono in modo decisivo in questo comparto».

Saldi da rivedere  Da Confcommercio, e in particolare dal presidente Federmoda Umbria Carlo Petrini, arriva anche la richiesta di «rivedere le modalità e il periodo dei saldi, in modo da adeguarli alle nuove dinamiche ed esigenze del mercato». E proprio da Federmoda Umbria è partita una proposta in questo senso, che l’associazione nazionale sta valutando con grande attenzione e su cui si pronuncerà ufficialmente entro fine luglio, decidendo se farla propria. «Una proposta – spiega l’associazione – ispirata dalla convinzione che così come sono oggi i saldi non sono più adeguati e gestibili, causa anche il proliferare di offerte e promozioni a ridosso, che generano tanta confusione nei consumatori. Federmoda Umbria lancia dunque l’idea di saldi “rimodellati”, ma il “no” è assoluto e convinto per la liberalizzazione, di cui spesso di parla come soluzione estrema». «Sarebbe una scelta sbagliata per tutti – conclude Petrini – imprese e consumatori, che a quel punto non saprebbero davvero più come orientarsi». Di seguito pubblichiamo i consigli di Confcommercio per il corretto acquisto della merce in saldo.

Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (art. 1519 ter cod. civile introdotto da D.L.vo n. 24/2002). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante.

Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante.

Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto espresso numericamente o in percentuale, e il prezzo finale.

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