C’è forte preoccupazioni intorno alla riorganizzazione territoriale avviata da Enel che, a quanto pare, in Umbria ha scelto di ridimensionare fortemente la propria presenza. In allarme Cgil, Cisl e Uil che giudicano «molto negativamente» l’operazione  che causerà «un forte ridimensionamento della presenza dell’azienda nella nostra regione e il conseguente calo di investimenti e numero di addetti»

Umbria zona unica da 480 mila utenze In particolare, riferiscono le sigle sindacali, è prevista la cancellazione di due zone (Foligno e Terni) e tre unità operative (Magione, Spoleto e Orvieto), ma soprattutto sparirà il distaccamento regionale Esercizio rete di Perugia, col risultato che l’Umbria per l’azienda sarà un’unica grande zona con circa 480 mila clienti le cui funzioni strategiche e operative saranno affidate alla direzione regionale Toscana, a Firenze.

Cgil, Cisl e Uil: «Penalizzati rispetto ad altre regioni» Uno scenario che non piace ai sindacati e, probabilmente, neanche alle istituzioni, anche perché «i tagli a livello nazionale – evidenziano le segreterie – interessano il 33% di zone e unità operative, mentre in Umbria si raggiunge in maniera assolutamente pretestuosa e ingiustificata circa il 67% delle zone e il 43% delle unità operative». Con le utenze gestite che negli altri territori si aggirano più o meno omogeneamente intorno a quota 210 mila, mentre in Umbria sia ben oltre il doppio. Il messaggio, insomma, è chiaro: «Enel sta penalizzando l’Umbria»

Il rischio dei tagli Da qui l’appello alle istituzioni locali, a cominciare dalla Regione invitata a riflettere sulle conseguenze dell’operazione: «Perderemo definitivamente – scrivono Cgil, Cisl e Uil – posizioni di responsabilità con potere decisionale diretto, necessarie per garantire un coordinamento funzionale a livello regionale, per meglio gestire il monitoraggio e l’assetto della rete, l’analisi immediata degli eventi, gli impatti ambientali delle reti, oltre a un efficace e puntuale rapporto di coordinamento con la Protezione civile regionale, in caso di situazioni di emergenza ad oggi sempre più frequenti».

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