Risorse movimentate per oltre cento milioni di euro in tre anni per rilanciare l’occupazione e sostenere lo sviluppo con – allo studio – interventi sul microcredito e il taglio selettivo dell’Irap per le imprese che investono in innovazione e assumono.
Sono questi alcuni degli elementi del “Piano per la competitività e il lavoro”, lo strumento di programmazione su cui stanno lavorando all’assessorato alle attività produttive della regione. Un documento che prende spunto dalla difficile situazione economica nazionale e internazionale e dalle gravi ricadute che la crisi ha avuto sul tessuto produttivo umbro, dove ha accentuato fenomeni endemici come la disoccupazione giovanile e femminile. Elementi richiamati anche ieri nella seduta del consiglio regionale dedicata all’economia. “Stiamo lavorando per mettere a punto interventi che creino lavoro il più possibile stabile – afferma l’assessore Gianluca Rossi – e questo è possibile solo favorendo la competitività del sistema produttivo”.
Il Piano incanala i fondi in 6 assi di intervento: ricerca, sviluppo ed innovazione; pacchetto verde; innovazione tecnologica delle pmi; creazione d’impresa; rafforzamento finanziario delle imprese; diffusione dell’innovazione e internazionalizzazione.
“L’esperienza che abbiamo condotto in Umbria – spiega Rossi – è che ci sono spazi importanti per praticare politiche pubbliche che vadano verso la valorizzazione di reti intelligenti fatte da imprese in forte relazione con il territorio e che si aggregano su progetti di ricerca, superando le limitazioni dell’attività di mera sub-fornitura sulla quale spesso sono nate. Penso, ad esempio, ai costituendi Poli di innovazione”.
In questo quadro, si punta a rivedere strumenti vecchi come la legge 12/95 sulla creazione d’impresa, allargando la platea dei beneficiari, e la legge 5 sull’artigianato, ma anche semplificando le procedure burocratiche, per le quali si sta predisponendo un apposito disegno di legge.
Altro fronte aperto è quello delle garanzie per l’accesso al credito. “Occorre pensare a una sinergia tra pubblico e privato – sostiene Rossi – con la creazione di un modello di governance tra la nuova Gepafin, strutturata secondo le regole degli intermediari “107”, e i confidi, aggregati secondo uno schema di rete che ne preserva le specificità, la flessibilità operativa, il rapporto con le imprese”. Rossi insiste anche sulla necessità di regionalizzare le risorse del Fondo centrale di garanzia, finora sottoutilizzato. E adopera l’espressione “ingegneria finanzaria” quando parla del reperimento delle risorse. “Nel senso – specifica – di una forte attenzione all’accesso a tutte le opportunità di finanziamento, a livello nazionale ed europeo, come l’attivazione del Fondo rotativo per l’innovazione presso la Cassa depositi e prestiti”. Rossi precisa che molto di ciò che si farà dipenderà anche dalle decisioni del governo, ad esempio, sul finanziamento della cig in deroga o sullo sblocco dei fondi Fas e marca le distanze dall’esecutivo anche quando apre al taglio dell’Irap. “Ci stiamo pensando – ammette – ma se lo faremo sarà per porre rimedio al taglio di 11 milioni l’anno fatto con l’eliminazione in finanziaria del Fur, il fondo di sostegno alle imprese, e comunque non arriveremo a quella cifra per cui, ci tengo a dirlo: Berlusconi le tasse sulle imprese le ha aumentate, l’Umbria prova a metterci una pezza”. Si tratterà di un bonus che ridurrà le aliquote alle aziende che producono innovazione e occupazione.
Su questa impostazione potrebbe arrivare anche un contributo dal centrodestra. “Abbiamo presentato la proposta di taglio dell’Irap 3 anni fa – ricorda il capogruppo del Pdl Raffaele Nevi -, se finalmente anche la giunta è d’accordo ne siamo felici, ma prima vogliamo vedere la proposta nero su bianco”. Nevi insiste sulla necessità di creare meccanismi non a pioggia, ma che puntino sul merito. “Se si decide di aiutare chi investe e assume personale qualificato, magari con sgravi per giovani e donne o per chi recupera aree dismesse siamo pronti a metterci intorno a un tavolo e collaborare”.
