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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 22:58

Recovery, nell’area ex Merloni un polo dei materiali del futuro: «Imprese già si sono fatte avanti»

La Regione prevede un investimento di 100 milioni in cinque anni per il distretto delle nanotecnologie che dia lavoro a un migliaio di persone

Photo by L N on Unsplash

di Iv. Por.

Da buco nero dell’occupazione, simbolo della crisi che attanaglia l’Umbria da oltre dieci anni, a polo all’avanguardia nello sviluppo delle nanotecnologie. Un progetto che vale cento milioni e promette di dare lavoro a un migliaio di persone tra posti di lavoro diretti e indotto. È alla ex Merloni che la Regione punta per una delle scommesse più ambiziose contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, che Palazzo Donini ha messo in piedi confrontandosi con le parti sociali prima di inviarlo al governo.

RECOVERY PLAN UMBRO: PROGETTI PER 3 MILIARDI

Un polo ad alta tecnologia Il progetto ‘Umbrian Nanomaterials District’ si inserisce nella volontà di arrivare a una reindustrializzazione green di un’area molto difficile della regione come la fascia appenninica al confine con le Marche. Qui si trovava il polo della ex Merloni che dava lavoro a centinaia di famiglie umbre, ma si è dissolto con la dismissione dell’azienda fabrianese e nei successivi fallimenti di attività che hanno fatto leva sulle risorse dell’area di crisi complessa. E il futuro vuole seguire la vocazione industriale ma in senso innovativo con un distretto focalizzato sui micro e nano materiali, fortemente collegato con quello sui biomateriali di Terni. «Il vantaggio competitivo del modello di business implementato – si legge nel Pnrr -sarà rappresentato dalla capacità di applicare le metodologie dei nano-materiali a produzioni tradizionali». Per farlo si dovrà favorire l’insediamento di «start-up altamente specializzate nei processi di riduzione dimensionale ultrarapida, che possano operare in forte sinergia con realtà tradizionali, come quelle della meccanica e della lavorazione dei materiali».

INFOGRAFICA: L’ELENCO DEI 44 PROGETTI PRESENTATI

Ma cosa sono i nanomateriali? Si tratta di sostanze chimiche di dimensioni estremamente ridotte comprese tra 1 e 100 nanometri, dimensioni che possono essere osservate solo al microscopio, esistenti in natura oppure – ed è questo il caso – prodotti da imprese altamente specializzate nei processi della riduzione dimensionale. Qualche esempio sulle specializzazioni per cui si pensa per il polo umbro. Dalla riduzione dimensionale della grafite si ottengono delle nanoparticelle multistrato Graphene Nanoplatelets e nanoparticelle monostrato; il prodotto omogeneo è puro al 99.9% e viene impiegato per vari importanti utilizzi, quali la costruzione di batterie per macchine elettriche, l’arricchimento di polimeri al fine di ottenere materie plastiche più resistenti agli urti e agli strappi, l’arricchimento di leghe metalliche per ottenere acciai speciali più performanti, la realizzazione di bitumi ad alta resistenza. Dal quarzo, invece, si ottengono particelle per la produzione dei nuovi super calcestruzzi. Dal vetro a fine vita si possono fare nuovi super vetri nanotecnologici. Dalla gomma dei pneumatici nuove mescole ad alta resistenza all’usura. Dalla riduzione dimensionale dei vegetali e dei frutti, come l’oliva, lasciando intatte le sue proprietà organolettiche, si ottiene infine un olio puro già separato dal nocciolo, dal fogliame, dal picciolo, da muffe e da tutte quelle parti di materia organica causa di insetti o altro.

Il cronoprogramma Per il distretto si pensa a un modello di business basato sull’open innovation, in cui la creazione e la diffusione di conoscenza verrà quindi accelerato attraverso un processo di cooperazione continua tra i vari soggetti attivi. L’intento è creare velocemente un network di riferimento a livello nazionale e globale. L’orizzonte, come detto, è di cinque anni, dal 2021 al 2026: nel primo anno avverrà l’insediamento delle prime start-up operanti nel settore del grafene (alcune delle quali – viene sottolineato – hanno già manifestato alla Regione interesse ad insediarsi nell’area) e costruzione/potenziamento della piattaforma di Open Innovation. Nel secondo anno si strutturerà un Centro di ricerca e trasferimento tecnologico. Entro 48 mesi è prevista la realizzazione degli interventi a sostegno dell’insediamento delle prime 10 start-up, che in cinque anni cresceranno di altre 20. Se nel primo anno si darà lavoro a una sessantina di persone, alla fine del percorso la previsione è di almeno 600 persone impiegate direttamente, 250 nell’indotto, 300 studenti coinvolti nella formazione e nella ricerca, 180 imprese insediate nell’area e 1500 imprese in Italia e nel mondo connesse alla piattaforma attraverso partnership di sviluppo.

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