Tra gennaio e marzo 2011 l'Umbria ha esportato merci per 885 milioni contro i 710 del 2010

di Daniele Bovi

Dopo il 2008 e il 2009, gli anni neri della crisi e della recessione, il treno dell’export umbro sembra essere definitivamente ripartito. A confermarlo l’Istat che lunedì mattina ha diffuso i dati relativi al valore delle esportazioni per quanto riguarda il primo trimestre 2011. Secondo l’istituto nazionale di statistica l’Umbria ha messo a segno un più 24,6% rispetto allo stesso periodo del 2010: numeri che arrivano dopo quelli, altrettanto positivi, relativi all’anno 2010 quando l’aumento rispetto al 2009 è stato del 19%.

Esportate merci per 885 milioni Tra gennaio e marzo 2011 l’Umbria ha esportato, più verso i paesi Ue che quelli extra Ue, merci per 885 milioni di euro contro i 710 del primo trimestre 2010. Valori che fanno fare un piccolo passettino in avanti anche alla quota nazionale dell’export umbro che passa dallo 0,9 all’1%. Guardando alle regioni dell’Italia centrale la prestazione del Cuore Verde è seconda solo al Lazio (+30%), mentre Toscana e Marche sono più indietro con aumenti del 14 e del 13%. Ipotizzando, con tutte le cautele del caso, lo stesso valore per tutti gli altri tre trimestri la performance dell’Umbria si attesterebbe intorno ai 3,5 miliardi di euro contro i 3,1 del 2010. Valori finalmente superiori a quelli pre-crisi.

I settori che spingono A spingere il treno dell’export umbro, secondo le tabelle diffuse lunedì mattina, ci sono prima di tutto i prodotti legati all’estrazione di minerali da cave e miniere (+ 975%), mentre manifatturiero, abbigliamento, tessile e alimentari presentano aumenti tra il 20 e il 30%. Ancora meglio, tra il 40 e il 50%, i prodotti legati alla carta e alla stampa, i metalli di base e i prodotti in metallo. Male, invece, coke e prodotti petroliferi raffinati (-36%), prodotti chimici (-39%), computer e apparecchi elettronici (-16%), autoveicoli (-42%) e tutti quei prodotti legati al trattamento dei rifiuti (-39%).

I dati nazionali Il primo trimestre 2011 è stato però positivo non solo per i prodotti umbri ma per tutto il Made in Italy. Su base annua, la crescita nel primo trimestre risulta sostenuta e più elevata per le regioni dell’Italia insulare (+27,4%). L’aumento per il Nord-Est (+15,8%) è, invece, inferiore alla media nazionale. Tra le regioni che forniscono un significativo contributo al rialzo dell’export, si segnalano l’Emilia-Romagna (+19,2%) e, come detto, il Lazio (+30,5%). A riguardo, l’Istituto fa notare che circa un punto percentuale della crescita delle esportazioni nazionali è dovuto alle sole vendite della Lombardia in Germania.

Chi esporta e dove In forte aumento è anche la crescita tendenziale dell’export della Toscana e del Piemonte verso la Svizzera. Risultano invece in calo le vendite del Friuli-Venezia Giulia nel Regno Unito, della Sardegna nei Paesi Opec, della Toscana nei Paesi Bassi e della Puglia negli Stati Uniti. Guardando alle province, quelle che hanno dato una spinta maggiore al Made in Italy, spiegando per oltre un terzo la risalita delle esportazioni, sono Milano, Brescia, Roma, Genova, Vicenza, Bologna, Arezzo, Torino, Treviso e Siracusa.