di Daniele Bovi
Sono oltre 40 mila le famiglie umbre sotto la soglia di povertà relativa. Il dato emerge dal Rapporto annuale sulla povertà in Italia pubblicato nelle scorse ore dall’Istat, e racconta di un fenomeno sostanzialmente stabile dopo la crescita registrata in questi anni di crisi. Nel 2012 infatti secondo la fotografia scattata dall’Istituto le famiglie sotto la soglia di povertà relativa erano l’11% del totale contro il 10,9% del 2013. Anche se stabile, il dato dell’Umbria è il più alto del Centro Italia: l’incidenza infatti è del 4,8% in Toscana (-2% rispetto al 2012), dell’8,4% nelle Marche (-0,2%) e dell’8,5% nel Lazio (+2,2%).
Povertà relativa Relativamente poveri sono, secondo l’Istat, quelle famiglie-tipo di due componenti che in un mese spendono meno di una soglia che varia di anno in anno a seconda dei prezzi e della spesa delle famiglie. Nel 2013 è pari a 972 contro i 990 del 2012, mentre nel 2011 l’asticella era stata fissata a 1.011 euro. Nonostante il calo quindi non si è registrata una diminuzione della percentuale di famiglie in difficoltà. Un numero che è lievitato durante gli anni della crisi: nel 2008 infatti erano 22.754 (il 6,2%), mentre nel 2011 erano 33.800 e nel 2012 41.800. Nessun dato invece è disponibile, a livello regionale, per quantificare coloro che si trovano in condizioni di povertà assoluta, ovvero quelli che non sono in grado di acquistare un ‘paniere’ essenziale di beni e servizi.
In Italia Il fenomeno della povertà relativa è particolarmente preoccupante al Sud dove, in regioni come Sicilia e Calabria, si trova in quelle condizioni un terzo delle famiglie. A livello nazionale invece il 12,6% delle famiglie italiane è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono oltre 10 milioni (il 16,6%), mentre quelle in povertà assoluta sono il 9,9% (6 milioni). L’incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9%, coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente.
I più e i meno poveri Nel Sud Italia l’incidenza di quest’ultima è salita dal 9,8% al 12,6% (303 mila le famiglie coinvolte), contribuendo in larga parte alla crescita del dato nazionale. Preoccupa anche il dato sulla povertà relativa, la cui incidenza nel Mezzogiorno si attesta al 26% (sia pure in lieve calo rispetto al 26,2% del 2012), a fronte del 6% del Nord e del 7,5% del Centro. La Sicilia, con il 32,5% è la regione italiana dove nel 2013 il tasso di incidenza di povertà relativa risulta più elevato, seguita dalla Calabria con il 32,4%. Percentuali poco confortanti anche in Sardegna (24,8%), Campania (23,1%) e Puglia (23,9%). Dall’altro lato della classifica, spicca il Trentino Alto Adige, la regione con il tasso più basso: il 4,3% a fronte di una media nazionale del 12,6%. Completano il podio Emilia Romagna (4,5%) e Toscana (4,8%).
