di M.R.
Al via l’ultima settimana di novembre la richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale da parte di Arvedi-Ast, per una modifica sostanziale legata alla nuova linea di trattamento e decapaggio LAF8. Si tratta di una delle iniziative messe a terra dal cavaliere di Cremona nel corso dei primi due anni a capo di Acciai speciali Terni, dove ha riadattato un impianto proveniente dal Bahrein. Lo stesso vale per il laminatoio sendzimir zmill 11; ma nella lista di investimenti realizzati (per un importo di 254.558.976 euro) la società Arvedi-Ast, in una lettera inoltrata ai lavoratori recentemente, ha inserito anche il forno di preriscaldo bramme, l’avanzamento del progetto scorie e il piano per la discarica e la riqualificazione di linee e impianti; anzi, con sorpresa di molti, anche la riqualificazione del Tubificio che, a detta dei sindacati (data la riduzione di personale e il mancato sprint commerciale), ha invece subito una mascherata ristrutturazione.
Welfare Tuttavia è innegabile che il cavaliere abbia istituito nel tempo dei riconoscimenti economici ai propri dipendenti e messo finalmente mano alle stabilizzazioni che si andavano richiedendo da anni. Nell’elenco delle iniziative a favore del personale ci sono: premio di risultato, reperibilità retribuita, erogazioni welfare, investimenti al Circolo lavoratori Terni, cassa integrazione limitata a fermate lunghe e il saldo positivo tra lavoratori in entrata e in uscita (+12 unità). Il riferimento è ovviamente ai diretti Ast; l’indotto, come noto, merita un discorso a parte.
Arvedi-Ast Non si può non ricordare comunque, come l’Accordo di programma -prerogativa del piano illustrato che recitava ‘Energia idroelettrica, elettrolizzatori e idrogeno verde per Ast e per Terni’ – non sia mai stato sottoscritto nonostante i numerosi tavoli istituzionali, anche ministeriali. Nel timing dell’azienda ci sono ancora numerosi interventi da avviare, compresi quelli per la produzione di acciaio elettrico (magnetico). Più in generale l’obiettivo dichiarato è superare la condizione di un’acciaieria industrialmente sbilanciata, che può produrre 1.300.000 tonnellate di acciaio liquido e coils a caldo ma solo 600/700mila tonnellate di laminato a freddo, che è il prodotto che si vende. L’economia attuale, con l’automotive a freno, certamente non aiuta e per il periodo dicembre/gennaio, come di consueto, sono previste fermate produttive non ancora ufficializzate.
