I manager Nestlè Pointet, Toia e Di Giulio

di Ivano Porfiri

La parola fine verrà scritta mercoledì prossimo in Confindustria, ma già da ora la vertenza Perugina può considerarsi chiusa, almeno per la Nestlè che dichiara di aver trovato una soluzione per tutti i 364 esuberi. «Non ci sarà bisogno di chiedere la cassa integrazione», sentenzia il direttore delle Relazioni industriali Gianluigi Toia. Una vertenza, iniziata nel maggio 2017 e che ha vissuto momenti di forte tensione ma su cui l’azienda ha tirato dritto accettando una cura dimagrante costata quasi 20 milioni di euro, per portare la fabbrica a una dimensione di 613 addetti.

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I numeri Il bilancio finale, fatto nel corso di una conferenza stampa, parla di 146 incentivati all’esodo, di cui 40 attraverso il piano di outplacement messo a disposizione dalla multinazionale, 35 prepensionamenti, 182 ricollocati dentro i confini aziendali di cui 10 fuori San Sisto (tra Toscana e lo stabilimento di Benevento) e 172 part time semestrali. Più un solo lavoratore che ha accettato una ricollocazione in una azienda del territorio, soluzione che doveva interessare 80 persone nelle previsioni, ma si è rivelata un flop.

Fabbrica da 613 La fabbrica avrà, dunque, a regime, 613 lavoratori. «Ora Perugina è più moderna, più flessibile, ma soprattutto più produttiva», ha detto il Francois Pointet, direttore dello stabilimento di San Sisto. Per questa cura dimagrante, Nestlè ha speso 20 milioni di euro. «Investimento che sarà totalmente ripagato in termini di efficienza e produttività nel giro di 3 anni e che ci mette in grado di competere con i maggiori competitor europei», ha detto Toia.

Obiettivo riequilibrio Tutto era nato dall’annuncio choc ai sindacati del maggio scorso. «Dopo l’inizio del piano industriale e la dismissione di marchi come Ore Liete e Rossana – spiega Toia – il nostro obiettivo era un riequilibrio occupazionale alla luce dell’imminente scadenza della cassa integrazione straordinaria e alla fine è stato centrato». In sostanza, Nestlè voleva riassorbire quel surplus di addetti che si alternava sulle linee grazie al cuscinetto della cigs. «Nonostante le difficoltà – aggiunge il manager – siamo stati in grado di trovare soluzioni individuali per ogni persona, con il responsabile del personale Stefano Di Giulio che ha incontrato tutti i 364 lavoratori in esubero».

Dialettica e retorica Il dirigente Nestlè rivendica come «la vicenda è stata gestita in modo molto responsabile, la nostra azienda può vantare il fatto di non aver licenziato nessun fin dal suo arrivo a San Sisto e oggi, nonostante tutto, resta la fabbrica di cioccolato più grande d’Italia». Sui lunghi mesi di trattativa, Toia sottolinea che «oggi sembra che la retorica paghi più della dialettica, anche in politica, mentre il confronto sindacale è dialettico. Per loro non è stato facile gestire una riduzione di personale così importante ma ognuno ha fatto la sua parte e il risultato è di tutti. E anche i cosiddetti resilienti alla fine hanno accettato le soluzioni proposte abbandonando le ipotesi di fantasiose cooperative che non avevano senso».

Le istituzioni Quanto alle istituzioni, per Toia «il ministero dello Sviluppo economico ci ha dato un supporto decisivo, anche perché ha una visuale più complessiva sulle cose. Quelle locali, forse, non hanno creduto che si potesse trovare una soluzione per tutti. Temevano esiti sociali peggiori e, in un certo senso, è comprensibile per loro che poi devono fare i conti col territorio».

Scenari futuri Chiusa la vertenza, ora Nestlè guarda avanti. La scorsa settimana c’è stato «un incontro a Roma con importanti buyer internazionali, che sono stati entusiasti», secondo la responsabile marketing Manuela Kron. Pointet ha precisato poi come a luglio verranno ultimate le ultime due linee produttive concludendo così il piano di investimenti da 15 milioni iniziato nel 2016. «A giugno – hanno riferito i manager – ci vedremo coi sindacati per annunciare il piano di business che, da qui a qualche anno, vuole far crescere Perugina e farle raggiungere gli obiettivi centrati da Nestlè con l’acqua San Pellegrino».

Nocciola ‘Tonda francescana’ Intanto, Nestlè ha partecipato a un incontro con università, Regione e associazioni agricole per inserirsi nella filiera della nocciola, che sta partendo in Umbria con il brevetto della ‘Tonda francescana’, che in futuro potrà entrare nelle produzioni della Perugina.

Colussi Passi in avanti sono stati fatti anche per quanto riguarda il gruppo Colussi, i cui lavoratori nei mesi scorsi sono stati protagonisti di una dura vertenza. Nella notte nella sede di Confindustria Perugia è stato firmato il rinnovo del contratto integrativo. Tra i punti più importanti l’affidamento, alle Rsu, di alcune prerogative nella pianificazione annuale degli orari di lavoro. Per quanto riguarda l’occupazione poi, per i lavoratori precari che utilizzano la riassunzione è prevista la garanzia minima delle giornate lavorate l’anno precedente, oltre alla conferma, per le stabilizzazioni, del sistema delle cosiddette «vasche comunicanti» tra le varie tipologie contrattuali.

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