Gli operai questa mattina a San Sisto (foto Umbria24)

di Daniele Bovi

Dalla fabbrica di cioccolato arriva il profumo acre della protesta, della rabbia e della paura. Concetta Spitale varcò la soglia di quello che è uno dei simboli identitari della città il 26 agosto del 1959; giovedì mattina, da pensionata arrabbiata, è tornata insieme ai suoi colleghi sul piazzale arroventato dal sole di fronte allo stabilimento di San Sisto. Concetta ha un cartello in mano datato 1997 con disegnato un Cavallo di Troia e la scritta «Il Cavallo di Toia». Gianluigi Toia, direttore relazioni industriali di Nestlé Italia. «Non vi fidate mai della Nestlé» urla ai colleghi come Cassandra ai troiani. Con lei le operaie, gli operai e gli impiegati che dalle 10 alle 12 hanno scioperato, con un’adesione vicina al 100%, presidiando l’entrata insieme ai sindacati.

La protesta Al centro della protesta l’ormai nota proposta della multinazionale (lo scambio tra una riduzione dell’orario di lavoro, da 40 a 30 ore, in cambio dell’assunzione di un figlio) e soprattutto la politica industriale della Nestlé. «Ho visto – dice la signora Concetta – tutta l’evoluzione della fabbrica: San Sisto è nata intorno alla Perugina, impiegava cinquemila persone ed era la ricchezza di Perugia. Oggi sono tornata qui e mi si è stretto il cuore. Adesso è il momento di coinvolgere tutta la città». Alcuni operai hanno anche chiesto ai sindacati e all’azienda di attivare il referendum come forma di tutela.

Età media bassa Di quei cinquemila operai, tra stagionali e part-time ne sono rimasti circa 1.100. Più o meno cento, secondo i calcoli, i lavoratori che potrebbero essere interessati allo «scambio» che la multinazionale svizzera vuole estendere anche agli altri stabilimenti italiani del gruppo. «Sono pochi ad essere interessati – spiega una lavoratrice – e l’età media in fabbrica è bassa, tra i 34 e i 36 anni, guardatevi intorno: secondo voi perché hanno fatto un nido aziendale? Per dieci bambini?! Mia figlia ha nove anni: la Nestlé darà uno stipendio anche a lei?». I lavoratori guardano oltre la proposta che tanto rumore ha fatto in questi giorni: prima di tutto ci sono i dubbi intorno al contratto part-time che verrebbe proposto a un figlio: «Gianluigi Toia ha ragione – spiega un’altra operaia – quando dice che si porterebbe a casa uno stipendio e mezzo ma dipende da quante ore di part-time veongono proposte: che vogliono fare?».

Un'operaia mostra un volantino (foto Caruso-Umbria24)

La verità e le «curve» Il 3 agosto sindacati e azienda si siederanno intorno al tavolo perugino di Confindustria ma nel frattempo, di fronte ai cancelli, monta la rabbia: «Ho letto sui giornali – dice Flavia Carini, da 25 anni nella Fabbrica – che qui si prendono 2.500 euro al mese, che c’è la mensa coi polipetti in guazzetto come in Senato. La verità non è questa: qui tutti danno i numeri, la gente ha tra 30 e 40 anni e guadagna tra i mille e i 1.300 euro al mese e la flessibilità c’è già. La proposta di un nuovo patto generazionale va benissimo, purché sia volontario e quindi senza accordi sindacali: ogni lavoratore in autonomia potrà decidere». I problemi sono altri. Nella fabbrica, da sempre, c’è la «curva alta» del lavoro e quella «bassa», i due periodi dell’anno cioè in cui la cioccolata si produce e si vende di più e viceversa. «Ora – dicono ai concelli – la curva bassa è sempre più lunga».

Il profumo della cioccolata Al di là dello «scambio» agli operai e ai sindacalisti che li rappresentano interessa riempire quel buco e accorciare la curva. Rigettate le proposte «arroganti» della multinazionale, si chiede a gran voce una politica industriale: «Non ci distraiamo – dice Angelo Manzotti della Fai-Cisl – e puntiamo a stanare l’azienda perché torni ad essere produttiva e non virtuale: chiediamo più lavoro, più commesse e più volumi. Stiamo diventando la cenerentola del gruppo: come possono promettere nuove assunzioni quando ci sono tanti part-time e tanti stagionali a casa?». E’ il profumo della cioccolata che si spande tutti i giorni a San Sisto a farsi sempre più impercettibile. «Parlano di ricambio generazionale – osserva Sara Palazzoli della Flai-Cgil – e invece è solo una guerra tra generazioni, una presa in giro. Alla Nestlé chiediamo investimenti e di concentrare la divisione dolciaria del gruppo a San Sisto. Ci devono dire quali sono i piani». «Investimenti, qualità, garanzie per i lavoratori e sicurezza» sono invece le parole d’ordine usate dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che ha portato «la vicinanza mia e della città: qui c’è la fabbrica della nostra identità e ci deve essere un management che deve dimostrare di continuare a lavorare e investire a Perugia».

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