di M.T.
La nuova fase dei controlli fiscali basati sull’incrocio tra scontrini telematici e pagamenti elettronici, diventata operativa con l’attuazione della manovra 2025, riguarda da vicino anche l’Umbria. Non solo per il numero di esercizi coinvolti, ma per una caratteristica specifica dell’economia regionale: il peso dei pagamenti effettuati con carte estere, legati ai flussi turistici.
A livello nazionale, secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel primo semestre 2025 i pagamenti digitali nei negozi fisici hanno raggiunto 188 miliardi di euro, in crescita del 4 per cento su base annua. Di questi, circa 20 miliardi, pari al 10,6 per cento, sono stati effettuati con carte emesse all’estero, un dato direttamente collegato alla ripresa e alla trasformazione dei consumi turistici. Numeri che assumono un significato particolare in regioni come l’Umbria, dove il turismo rappresenta una quota rilevante della domanda di beni e servizi, soprattutto nei centri storici e nelle aree ad alta concentrazione culturale.
Secondo Banca d’Italia, la spesa dei viaggiatori stranieri in Umbria supera il miliardo di euro annuo, con una quota crescente regolata tramite strumenti cashless. In particolare, nelle città d’arte come Perugia, Assisi, Orvieto, Spoleto e Gubbio, ma anche nelle aree del Trasimeno e della Valnerina, l’utilizzo di carte straniere è diventato strutturale per ristorazione, commercio al dettaglio e servizi turistici. Un elemento che spiega perché, già prima dell’obbligo generalizzato, la diffusione dei Pos in Umbria sia risultata superiore alla media di alcune regioni del Centro Italia.
Il contesto in cui si inserisce la nuova procedura dell’Agenzia delle Entrate è quello di oltre 4 milioni di Pos attivi in Italia, secondo i dati ufficiali di Bankitalia. A partire da marzo l’Agenzia metterà a disposizione una procedura telematica che consente a esercenti e artigiani di abbinare i registratori telematici agli identificativi dei Pos, permettendo l’allineamento automatico dei dati sui corrispettivi e sui pagamenti elettronici. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il contrasto all’evasione riducendo al minimo i cosiddetti “falsi positivi”, cioè le anomalie solo apparenti.
Per l’Umbria questo passaggio è particolarmente delicato perché una parte significativa delle transazioni elettroniche riguarda clientela non residente, con modalità di pagamento spesso differenziate rispetto alla clientela locale. Il dato nazionale sulle carte estere suggerisce che nei territori a forte attrattività turistica la percentuale possa essere anche superiore alla media del 10,6 per cento, come indicano le elaborazioni di Bankitalia sulla spesa turistica internazionale.
Le associazioni di categoria, anche in Umbria, guardano con attenzione alla fase di avvio del nuovo sistema. Confcommercio, Confesercenti e Confartigianato hanno segnalato a livello nazionale criticità che si riflettono in modo diretto anche sulle attività umbre: ristoranti con conti divisi tra più commensali, pagamenti misti tra contanti e carte, utilizzo dello stesso Pos sia per incassi da scontrino sia per fatture elettroniche. Situazioni frequenti soprattutto nei periodi di alta stagione turistica, quando il volume delle operazioni cresce e si diversifica.
Un ulteriore punto di attenzione riguarda alcune categorie molto presenti anche in Umbria, come i rivenditori di carburante e di tabacchi, dove il valore dell’aggio non coincide con i corrispettivi assoggettati a Iva, generando potenziali disallineamenti tra incassi elettronici e dati fiscali. Le associazioni chiedono che questi casi siano esplicitamente esclusi o chiariti per evitare segnalazioni automatiche non fondate.
Sul piano fiscale, il maggior gettito stimato dal ministero dell’Economia è pari a 50 milioni di euro di Iva e 15 milioni di imposte dirette, una previsione definita prudenziale perché riferita solo ai contribuenti con profili di rischio elevato. Ma l’impatto reale del nuovo sistema, soprattutto in regioni turistiche come l’Umbria, sarà legato alla capacità dell’Agenzia delle Entrate di gestire correttamente flussi di dati complessi, dove una quota rilevante dei pagamenti arriva dall’estero e segue logiche di consumo diverse.
In questo quadro, più che l’effetto annuncio o il timore di sanzioni, pesa la trasformazione delle abitudini di spesa. La crescente diffusione dei pagamenti digitali, trainata dai turisti stranieri, ha già modificato il modo di lavorare di molte micro-attività umbre. Ora il passaggio decisivo è capire se il nuovo incrocio tra Pos e scontrini riuscirà a tenere conto delle specificità territoriali, evitando di trasformare un patrimonio informativo utile in un problema burocratico per chi opera correttamente.
