Aboca ha ottenuto un finanziamento Esg-Link di 55 milioni di euro da un pool di istituti di crediti (Bnl-Bnp Paribas, Unicredit e Sace) considerato dall’amministratore delegato Massimo Mercati «un importante supporto al nostro percorso di crescita a fronte dell’impegnativo piano di sviluppo che ci attende nei prossimi anni».

Aboca, prestito da 55 milioni In particolare, l’azienda di Sansepolcro (Arezzo) con stabilimenti anche in Umbria, spiega una nota condivisa con le banche, ha attivato due linee di finanziamento: la prima chirografaria da 24 milioni di euro che andrà restituita in 5 anni e mezzo; l’altra da 31 milioni con rimborso a sei anni e assistita dalla garanzia SupportItalia di Sace, ovvero lo strumento straordinario previsto dal decreto Aiuti.

Tassi legati a obiettivi Esg La particolarità del finanziamento Esg (environmental, social and governance) è un meccanismo in base al quale è prevista la riduzione del tasso di interesse al raggiungimento di parametri Esg stabiliti contrattualmente. Nel caso specifico si tratta di una riduzione dell’intensità di emissioni di carbonio e il mantenimento dell’alto indice di biodiversità, certificato da una società esterna in grado di attestare il livello di qualità biologica dei terreni agricoli e, ed è la novità, di conservazione della biodiversità.

Mercati «Questo finanziamento Esg è un importante supporto al nostro percorso di crescita a fronte dell’impegnativo piano di sviluppo che ci attende nei prossimi anni e allo stesso tempo denota una significativa convergenza valoriale tra la nostra impresa e i partner. Aboca, infatti, dal 2018 ha scelto di diventare Società benefit, un impegno statutario che ci spinge continuativamente a misurare il nostro impatto e a intraprendere azioni concrete al fine di generare valore per l’ambiente e la collettività. In particolare, siamo orgogliosi che per la prima volta sia stata presa in considerazione la tutela della biodiversità come kpi di sostenibilità: è un tema cruciale di cui tenere conto per l’evoluzione del sistema agricolo e rappresenta un elemento tangibile di ciò che significa ‘impresa rigenerativa’, ovvero un’impresa capace non solo di limitare l’impatto negativo, ma piuttosto di generare bene comune. L’incremento di biodiversità nelle nostre coltivazioni ne è un concreto esempio».

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