di Chiara Fabrizi
Sono ore febbrili quelle che si respirano in queste ore tra i lavoratori della Novelli, 300 in Umbria e 200 tra Lazio e Lombardia. Mercoledì, infatti, i soci della famiglia fondatrice dovrebbero dare il via libera al passaggio delle quote azionarie alla holding calabrese, di cui ancora non è stata ufficializzata l’identità, l’unica che nella procedura di vendita ha presentato un’offerta per l’intero gruppo e non soltanto per alcuni rami d’azienda, come avrebbero fatto gli altri tre investitori candidati. Una volta apposta la firma dei soci storici (qui nella tarda mattinata di martedì sarebbero emersi nuovi tentennamenti) sarà segnato il cambio di proprietà per una delle aziende storiche di Spoleto, trasformata negli anni in un player dell’industriale alimentare italiana, salvo poi piombare nell’amministrazione straordinaria decretata quattro anni fa. Ora sulla Novelli si sta tentando di scrivere una nuova pagina, ma con quale esito saranno solo i giorni e le settimane a dirlo. «Noi – dice Michele Greco, segretario regionale della Flai-Cgil – siamo pronti a sederci al tavolo per conoscere il piano industriale» a cui sono legati i livelli occupazionali. Ma andiamo con ordine.
Novelli, vendita da 135 milioni L’accelerazione sulla vendita attesa ormai da tempo è arrivata venerdì scorso al ministero dello Sviluppo economico (Mise) quando il direttore dell’Unità di crisi complessa, Giampiero Castano, ha messo sul tavolo la proposta dell’azienda agricola della holding che avrebbe il proprio core business nell’olio e nel vino di cui rifornirebbe, tra le altre, anche McDonald’s, anche se la forza dell’investitore non starebbe nei 500 ettari di terreno con vista sullo Ionio, bensì nella sanità dove in Calabria opera con almeno tre cliniche. Sulla solidità dell’azienda si sa soltanto che il Mise venerdì ha assicurato di aver già eseguito verifiche con Confindustria e con gli istituti di credito, raccogliendo feedback positivi intorno a una vendita a cui le strutture ministeriali lavorano ormai da tempo. La vertenza articolata in tre regioni è sempre stata di loro competenza, negli ultimi quattro anni naturalmente anche il Consiglio di amministrazione tecnico presieduto da Alessandro Musaio ha giocato un ruolo importante, così come nell’ultima fase ci si è avvalsi del supporto dell’advisor Vitale&Co per valutare le offerte.
Cgil: «Pronti a sederci al tavolo» Del resto l’operazione vale 135 milioni di euro, 120 dei quali sarebbero relativi alle passività del Gruppo Novelli di cui l’investitore meridionale si farebbe carico. Il piano finanziario previsto dalla holding per i debiti ovviamente non è noto, ma si sa che per i concordati il pagamento è dilazionato e spalmato almeno su una ventina di anni. Ciò che dovrebbe arrivare subito sono invece gli investimenti annunciati, ossia 15 milioni da destinare agli impianti produttivi che a sentire gli addetti ai lavori ne avrebbero un gran bisogno. Anche l’intenzione di migliorare la capacità produttiva dei siti industriale è emersa al Mise dove, e qui la questione si fa inevitabilmente più delicata, sarebbero anche emerse rassicurazione sul mantenimento dei livelli occupazionali. «Noi – dice Greco della Flai-Cgil – siamo pronti a sederci al tavolo per entrare nel merito e verificare la validità della loro proposta, il nostro obiettivo è salvare i siti produttivi e quindi i posti di lavoro, finora abbiamo avuto rassicurazioni in sede ministeriale, ma è chiaro che è con loro che dobbiamo parlare approfonditamente».
Il sindaco preoccupato La trattativa dunque prosegue a ritmo serrato tra conferme e ipotesi di passi indietro da parte della famiglia Novelli. Sul momento della vicenda è intervenuto nel tardo pomeriggio di martedì anche il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo. «Apprendiamo con molto preoccupazione – dichiara in una nota – le notizie che si sono diffuse nelle ultime ore, quelle che erano state annunciate come definitive per chiudere l’accordo che era stato raggiunto ieri al Mise, per un passaggio di proprietà del Gruppo Novelli, e che invece vedono un ripensamento sul filo del traguardo da parte della famiglia Novelli. Si rischia così di vanificare un duro lavoro che è stato costruito con grande pazienza dal ministero dello Sviluppo economico, dalla Regione e dai Comuni interessati. Si rischia soprattutto di vanificare il futuro dell’azienda e delle sue maestranze. Il cambio di proprietà in queste settimane è sembrata la condizione indispensabile per rilanciare le aziende del gruppo, la liquidità, gli investimenti, l’occupazione. La nuova proprietà avrebbe inoltre affrontato il tema della ingente massa debitoria. Mi auguro che il buon senso prevalga, che si guardi agli interessi dei lavoratori e di un gruppo che ha un ruolo fondamentale nell’agroalimentare e nella zootecnia, soprattutto per il territorio umbro».
@chilodice
