di Marco Torricelli
Le indiscrezioni erano attendibili. Il gruppo Bayer potrebbe mettere in discussione la sopravvivenza dello stabilimento di Nera Montoro.
La comunicazione Ad ufficializzarlo è stata una riunione che si è svolta giovedì mattina e nel corso della quale ai sindacalisti locali è stato, più o meno, detto questo: «Noi della Bayer abbiamo due stabilimenti praticamente uguali, uno qui e uno in Germania. Quello che sta qui va più che bene, ma il suo futuro non è comunque garantito, perché stiamo ragionando sulla possibile concentrazioni di tutte le produzioni in un unico sito».
Le produzioni Lo stabilimento di Nera Montoro – nel quale lavorano circa 60 persone – è specializzato nella produzione e nella commercializzazione di lastre in policarbonato che, però, vengono anche prodotte in Germania, a Francoforte, oltre che in Belgio, ad Anversa. Ma mentre ad Anversa sono prodotte lastre piene, a Francoforte e Nera Montoro vengono prodotte lastre alveolari, seppure con alcune differenze tra i due siti produttivi.
La filiera Bayer considera il mercato delle lastre di policarbonato un business importante, in quanto prodotto di filiera, cioè che consuma il granulo prodotto da altri stabilimenti del gruppo e produce ricavi attraverso la vendita del prodotto finito. «Purtroppo però – spiega Sergio Cardinali, segretario della Filctem Cgil – negli ultimi anni il dimezzamento dei prezzi delle lastre ha prodotto una contrazione dei volumi che vede la marcia dei due stabilimenti al 30% circa della capacità».
Le perdite La multinazionale ha fatto sapere che questo ha prodotto una perdita economica di 6 milioni di euro, equamente divisi tra Francoforte e Nera Montoro, e la lenta crescita di volumi in atto non lascia intravvedere spazi di manovra. Così la scelta del board, è quella di tagliare uno dei due stabilimenti concentrando tutte le produzioni nel restante. Una decisione definitiva dovrebbe essere presa entro un paio di mesi, ma l’aria che tira non è delle migliori.
Le negatività Lo stabilimento tedesco vanta migliori costi energetici (12 centesimi per ogni chilo di prodotto, contro i 16 italiani) e minori costi di trasporto, in quanto lo stabilimento tedesco è a trenta chilometri da quello della produzione di materia prima che si trova a Leverkusen, mentre per arrivare a Narni viaggia su rotaia fino a Pomezia, da dove poi viene messo su gomma, fino allo stabilimento di Nera Montoro, accumulando peraltro solo 5 centesimi di costo in più.
Le positività Lo stabilimento di Nera Montoro, però, dice Cardinali, «vanta una maggiore produttività, un minore costo del lavoro, con un personale che ha un’età media al di sotto dei 40 anni, composto da impiegati laureati e operai diplomati; lo stabilimento ha inoltre buoni standard di qualità e buone prospettive anche grazie ad una ricerca che ha prodotto buoni risultati dal punto di vista dell’innovazione tecnologica».
Le valutazioni Ancora una volta, insiste Cardinali, «siamo in attesa di una decisione dell’ennesima multinazionale tedesca che mette in concorrenza uno stabilimento tedesco e uno italiano, nella quale, se la decisione fosse basata solo su parametri tecnici dello stabilimento, usciremmo vincenti; ma se a governare le scelte sono decisioni politiche condizionate dal governo tedesco, purtroppo l’ago della bilancia cambia inesorabilmente verso di inclinazione».
Le infrastrutture Oltre alle questioni politiche, però, esistono della problematiche logistiche ed infrastrutturali reali: «Il costo dell’energia e il trasporto delle merci su ferro, osteggiato dalle politiche di Fs che continua a spingere sull’alta velocità, ma anche il fatto che trasportare una stessa quantità di prodotto dall’Italia alla Germania costa 1.500 euro, mentre il viaggio in direzione opposta ne costa 1.200, anche perché attraversando la Svizzera si paga una tassa solo in direzione sud/nord, ma non si paga in direzione inversa». Sarebbe una questione sulla quale dovrebbe intervenire il governo. Dovrebbe.
