Negozio di abbigliamento. Foto generica archivio U24

Come se non bastasse,  ci si è messo anche il cattivo tempo –  pioggia e temperature rigide non incentivano certo l’acquisto di prodotti primaverili ed estivi – ad aggravare la già drammatica situazione delle imprese del settore abbigliamento calzature. Tanto drammatica che il sindacato Settore Moda-Confcommercio della provincia di Perugia chiede il riconoscimento dello “stato di crisi” del comparto e misure eccezionali per farvi fronte, come la rateizzazione o sospensione delle tasse locali per il 2013 e la sospensione dello strumento accertativo degli studi di settore.

Consumi in picchiata I segnali negativi sono colti da Federmoda negli ultimi dati dell’Osservatorio CartaSì, che monitora gli acquisti delle famiglie italiane con carta di credito, registrano un andamento negativo anche nei primi tre mesi del 2013, con un calo tendenziale dei consumi di abbigliamento e calzature dall’11,2% a gennaio, fino al crollo di -23% a marzo. Per quanto riguarda l’Umbria, i consumi complessivi  nel mese di marzo di quest’anno hanno registrato secondo l’Osservatorio un –4%, peggiore del dato nazionale (pari a –2,8%). L’abbigliamento, calzature e pelletteria fanno segnare nel primo trimestre un -14,1%.

Previsioni 2014 E se nel  2014 si prevede una ripresa generale dei consumi (+2,4% il dato medio italiano, +3,2% quello umbro), tutto il segmento moda ne sembra escluso. Le famiglie non riapriranno insomma il portafogli per rinnovare il guardaroba nel corso del 2013, e alla fine dell’anno il crollo sarà del 10,2% sull’anno scorso. La previsione per il 2014, è ancora con segno meno, anche se non più a due cifre ma con una flessione in frenata all’8,5%.

Migliaia di imprese a rischio «E’ un inizio d’anno da dimenticare per il settore e le prospettive non sembrano essere migliori. I consumi, soprattutto quelli del nostro comparto – rileva il presidente del Settore Moda Confcommercio, Carlo Petrini – sono fermi al palo. Il sentiment degli italiani, monitorato per Federazione Moda Italia da AstraRicerche, risulta di grande sfiducia e i nostri operatori sono allo stremo delle forze. L’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, previsto per il primo luglio, comporterebbe per le famiglie una stangata da 135 euro l’anno, visto che l’aliquota impatta sul 70% dei consumi totali: bisogna assolutamente evitarlo, se non vogliamo deprimere ulteriormente i consumi.  Ma anche il pagamento della Tares a dicembre, unitamente all’Imu, che non si è avuto la lungimiranza di sospendere anche sugli immobili strumentali, e all’inarrestabile pressione fiscale reale, ora quasi al 56%, non sono più tollerabili dagli imprenditori del nostro settore. Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, 26 mila imprese del commercio al dettaglio potrebbero scomparire a fine anno a causa della crisi: migliaia anche in Umbria. Non possiamo attendere oltre. Occorre rilanciare i consumi e bisogna farlo ora, con scelte  coraggiose che da un lato  servano a  tamponare l’emergenza, dall’altro ridare fiducia alle aziende e riaprire una prospettiva per l’economia».

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