Al centro Antonio Alunni

di Daniele Bovi

«Quello che chiediamo alla Regione così come a tutto il resto del settore pubblico è un dialogo migliore, più franco, più semplice e più veloce: meglio un no subito che un ni. Oggi i tempi del settore pubblico sono straordinariamente lontani dalle esigenze delle imprese». A dirlo è Antonio Alunni, componente del consiglio direttivo della sezione Meccanica di Confindustria che giovedì a Perugia ha tenuto una conferenza stampa per «lanciare un grido d’allarme, ma anche di speranza», a proposito delle condizioni che sta vivendo uno dei comparti produttivi più importanti del Paese. La questione dei tempi, come quello di una concessione ad esempio, «è semplice ma per noi – aggiunge Alunni – straordinariamente importante. Qui, in una regione piccola, si può facilmente risolvere. Ci sono delle cose a costo zero che possono essere fatte».

Crisi Non tutto però è da bocciare: «Certo – dice – che vorremmo un supporto maggiore per fare ricerca e sviluppo, ma su questo qui si lavora bene». L’appuntamento di Perugia non è un caso isolato: giovedì anche in altre 60 città d’Italia gli industriali hanno organizzato appuntamenti simili per «rendere più consapevole l’opinione pubblica – spiega Alunni – a proposito della realtà e dei rischi che vive il settore. Bisogna ricalibrare il dibattito su ciò che va fatto: senza questo settore il Paese è più povero». Una metalmeccanica che «sta vivendo una grande crisi che non è congiunturale dato che va avanti da ormai otto anni». Qualche numero aiuta a capire il peso del settore nella regione: 17 mila dipendenti che lavorano in oltre 800 società e 5 miliardi di euro di fatturato (sul quale incide per il 38% Ast).

I numeri L’andamento del comparto, «vario e con eccellenze», nel terzo trimestre viene definito «stazionario», con un export (la meccanica vale il 50% di tutte le esportazioni regionali) in calo del 4,3% nel primo semestre; un dato da imputare in sostanza all’andamento delle acciaierie di Terni. Il segno più invece compare accanto alle ore di cassa integrazione autorizzate, che nell’ottobre 2013 sono state 178.097 contro le 194.262 dello scorso mese. Volgendo lo sguardo a quanto accaduto in questi anni, Confindustria sottolinea come tra il 2007 e il 2014 sia sparito il 23% del fatturato senza un’analoga riduzione dei costi. In più vanno aggiunte la difficoltà ad incassare i crediti, il crollo della redditività e degli utili (scesi del 248%). Per ripianare le perdite gli imprenditori hanno aperto il portafoglio alzando così il livello del capitale sociale. In questi anni poi sono aumentati del 60% i debiti verso lo Stato e del 93% verso l’Inps, mentre i crediti verso i clienti sono passati da 2 a 25 miliardi e i debiti con le banche sono cresciuti dai 10 miliardi del 2007 ai 15 del 2014.

La ricetta Secondo Confindustria, che non vede una vera ripresa nel 2014 («siamo come quegli astronauti – dice Alunni – pronti alla partenza ma poi lo shuttle rimane fermo») la ricetta per la svolta passa da un rilancio della domanda interna attraverso maggiori investimenti sia pubblici (su infrastrutture ad esempio) che privati, un taglio agli sprechi e una seria revisione della spesa da parte del governo, nuove regole per un mercato del lavoro «efficiente e con la necessaria flessibilità». Urgente sarebbe poi la definizione di una politica industriale che riguardi l’energia e le infrastrutture, una legge elettorale in grado di generare solide maggioranze e un iter legislativo breve, meno tasse sulle imprese e un taglio consistente del cuneo fiscale. «Negli ultimi anni – dice Alunni – i risultati della politica sono stati insufficienti, si pensi solo al fatto che facciamo piattaforme logistiche pensate 20 anni fa. Le responsabilità hanno un nome e un cognome e dovranno essere gli elettori a individuarle».

Responsabilità Anche la classe imprenditoriale della regione però non è esente da responsabilità: «Ci sono e grandi – spiega Alunni – ma l’imprenditore è un uomo che paga poi gli errori di tasca sua rimettendoci il capitale». Quanto alla vertenza Ast invece, Alunni auspica che l’accordo venga siglato il prima possibile. «Non si può pensare l’Umbria – sottolinea – senza questo sito produttivo. Bisogna fare passi in avanti perché questo territorio ci sta perdendo ed è evidente che serve un compromesso possibile solo se c’è dialogo».

Twitter @DanieleBovi

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