di Iv. Por.

Non solo l’iraniana Mmd e la cinese G8 (composta da Nanchang Zerowatt e Otto Italia), ma ci sarebbero altre offerte vincolanti per l’acquisto della Merloni. Secondo indiscrezioni riferite dalla Fim-Cisl di Ancona all’agenzia AGI ce ne sarebbero altre di cui al momento però non si conosce l’identità. Ma domani, mercoledì 6 aprile, verranno aperte le buste e qualche elemento in più dovrebbe emergere.

Nessuna preferenza «Noi non abbiamo preferenze per alcuno dei potenziali acquirenti. Ci auguriamo solo che vengano rispettate le procedure previste in questi casi dalla Legge Marzano, che impongono ai commissari di valutare le offerte e i progetti presentati non solo da un punto di vista finanziario, ma anche industriale e occupazionale». Così il segretario della Fim-Cisl di Ancona, Andrea Cocco, alla vigilia dell’apertura delle buste per il Gruppo “Antonio Merloni” di Fabriano. Sicuramente ai tre commissari dell’azienda di elettrodomestici sono arrivate le manifestazioni d’interesse vincolanti della holding iraniana Mmd e del gruppo cinese G8 (composto dalla Nanchung Zerowatt e dalla Otto Italia).

Ignoti offerenti Ma secondo indiscrezioni tra le buste che dovranno essere aperte domani presso lo studio notarile Mariconda di Roma, ci dovrebbero essere anche quelle di altri investitori, di cui è ancora ignota l’identità e la consistenza dell’investimento. «Io non posso né confermare né smentire queste voci – commenta Cocco – ma dico solo che occorre aspettare e finalmente vedere cosa c’è scritto, nero su bianco in queste offerte. Di certo noi, come sindacato, non abbiamo preferenze per questo o quell’investitore, ma vogliamo che nella fase finale della trattativa vengano rispettate, oltre alle procedure di legge, due priorità: la prosecuzione dell’attività produttiva degli stabilimenti del Gruppo e la salvaguardia dei posti di lavoro».

Le due offerte principali Da quanto finora emerso, i cinesi vorrebbero fare dei siti di Fabriano soprattutto una piattaforma logistica e commerciale su scala europea, mentre gli iraniani (con capitali arabi di Dubai) potrebbero mantenere una parte dell’attività industriale e quindi occupazionale (2.400 gli addetti attuali) delle due fabbriche marchigiane della Antonio Merloni, oltre che di quella umbra di Colle di Nocera.

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