©Fabrizio Troccoli

di Gabriele Antonini

Sono 25 mila le aziende agricole umbre sparite nell’ultimo ventennio, più di mille all’anno. Negli ultimi dieci anni invece il saldo negativo è di quasi 10 mila imprese, mentre si registra un calo del terreno agricolo utilizzato di 32 mila ettari.

Censimento agricoltura 2022 Questi dati emergono dai primi risultati, pubblicati il 28 giugno, del censimento generale dell’agricoltura 2022, documento prodotto ogni dieci anni dall’Istat. Stando al report, in dieci anni in Umbria le aziende agricole sono diminuite del 25,6 per cento, passando dalle 36 mila del 2010 alle 27 mila del 2020. Se si guarda all’ultimo ventennio invece la flessione è ancora più significativa e raggiunge quasi il 50 per cento, a fronte delle 52 mila imprese agricole attive nel 2000. Questo trend per l’Umbria risulta meno negativo se si guarda ai dati a livello nazionale: infatti delle oltre 1 milione e 620 mila aziende agricole presenti in Italia nel 2010, nel 2020 se ne sono contate poco più di 1 milione e 133 mila, con un arretramento del 30,1 per cento. Risultato più ottimistico, quello delle aziende agricole umbre, anche se si prendono in considerazione i numeri riferiti al Centro Italia: in questo caso è stato registrato un -29 per cento, passando dalle 252 mila nel 2010 alle 179 mila nel 2020.

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Calo della superficie agricola e rischio incendi Oltre alla diminuzione del numero delle aziende agricole nel corso degli anni si è assistito a un calo della superficie agricola utilizzata (Sau), che è passata dai 327 mila ettari del 2010 ai 295 mila del 2020, il 37 per cento della superficie totale dell’Umbria, un ridimensionamento di quasi il 10 per cento. La questione dell’abbandono del territorio agricolo risulta oggi più attuale che mai, alla luce della grande siccità degli ultimi mesi e dagli interventi messi in atto da varie amministrazioni locali per prevenire l’insorgenza e la diffusione degli incendi: il Comune di Perugia a tal riguardo ha emesso un’ordinanza, il 30 giugno, che obbliga, tra l’altro, i possessori di terreni coltivati e incolti alla pulizia delle erbacce e di qualsiasi materiale combustibile nelle vicinanze delle linee ferroviarie. Se la si guarda in quest’ottica, infatti, una minore superficie di terreno agricolo utilizzato può rappresentare un pericolo nel momento in cui, il fondo non più coltivato, viene abbandonato e lasciato andare per essere sostituito da erbacce o nuova vegetazione, che possono rappresentare una più facile via di sfogo per la propagazione delle fiamme.

Aziende sempre più grandi Se si guarda al calo avvenuto negli ultimi dieci anni in Umbria, sia dal punto di vista delle attività agricole che del territorio utilizzato per l’agricoltura, si può notare che le due contrazioni non sono della stessa grandezza. Da decenni infatti in tutta Italia si assiste alla concentrazione dell’imprenditoria agricola, che porta alla formazione di aziende sempre più grandi: se nel 2010 in media ciascuna impresa agricola umbra utilizzava all’incirca 9 ettari di terreno, nel 2020 si è passati a quasi 11 ettari, dato in linea con quello delle aziende a livello nazionale e leggermente più basso di quello dell’impresa media del Centro Italia, che utilizza 11,5 ettari. Guardando la cartina dell’Italia al 2020, tra le regioni che presentano una media di Sau per impresa maggiore troviamo: la Sardegna, con 26,23 ettari per azienda, la Valle d’Aosta, 24,77 ettari, e la Lombardia, 21,47 ettari; mentre le regioni italiane con il dato più basso sono: la Liguria, 3,42 ettari medi per impresa, la Calabria, 5,68 ettari, la Campania, 6,5 ettari.

Sfruttamento animali Per quanto riguarda invece la presenza e lo sfruttamento di animali domestici all’interno del settore agricolo, l’Umbria da questo punto di vista rappresenta una delle regioni, la sesta, con il più alto impiego di animali: delle 26.956 aziende agricole rilevate in Umbria nel 2020, 7.203 presentano capi di bestiame, il 26,7 per cento del totale. Per quanto riguarda la zootecnia invece, ossia l’insieme delle attività che si occupano della produzione, dell’allevamento e dello sfruttamento degli animali domestici, le imprese umbre che se ne occupano sono 8.693, il 31,9 per cento delle attività agricole, a fronte della media nazionale del 21,7 per cento e di quella per le imprese del centro-Italia del 27,3 per cento.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.