«Sì alla maxistalla per la libertà di impresa  e di produrre». Questa la posizione di Confagricoltura e Cia regionali sul progetto di Santa Maria Rossa con annesso impianto di biogas.

Firme a sostegno A sostegno delle Opere Pie Riunite e sulla scorta del clamore da tempo sollevato a mezzo stampa da parte del comitato contrario alla realizzazione del nuovo centro aziendale, Confagricoltura e Cia portano 500 firme di imprenditori agricoli e cittadini residenti nei comuni di Perugia, Deruta e Torgiano. Firme già consegnate  al sindaco del comune di Perugia Wladimiro Boccali con le quali le due organizzazioni agricole  rivendicano il diritto per le imprese agricole e zootecniche di svolgere, nel rispetto delle leggi, la propria attività.

Troppe parole «La vicenda maxi stalla – sostengono Confagricoltura e Cia – da troppo tempo muove parole, sollevando il più delle volte sterili polemiche. Pur ritenendo assolutamente legittimo lo scambio di opinioni sulla questione, siamo altrettanto certi che il confronto debba basarsi su fatti concreti e non su pregiudizi che esprimono interessi di parte o, meglio, di pochi. E’ indiscutibile l’utilità per il territorio e per la sua economia di un comparto come quello agricolo- zootecnico. E’ indiscutibile che, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo – proseguono – non certo facile dal punto di vista economico e sociale, venga salutata positivamente la nascita di una nuova attività capace di operare nel pieno rispetto delle leggi e delle normative igienico-sanitarie, ambientali ed urbanistiche».

Atteggiamenti aprioristici «Da troppo tempo, invece – dicono ancora Confagricoltura e Cia –  si sta assistendo ad atteggiamenti aprioristici e di netta chiusura nei confronti di chi vuole lanciare, anche grazie a questa nuova iniziativa, un messaggio di speranza a chi ancora crede nelle potenzialità agricole del nostro territorio. Le attività zootecniche ed agricole sono  da sempre una risorsa e non un problema per la nostra regione. Garanzie di maggiore salubrità e qualità vengono date proprio dai capi allevati sul territorio e non altrove. A ciò si aggiunga un’ulteriore riflessione. La nostra regione vanta una delle più antiche Facoltà di Agraria d’Italia ed alcuni istituti di formazione secondaria superiore da cui si diplomano ogni anno circa 200 giovani. A cosa serve tutto questo se poi non si creano o, peggio, si ostacolano le condizioni per dare loro prospettive di lavoro? Confagricoltura e Cia non si pongono contro nessuno – concludono – ma, piuttosto a difesa di un settore che troppo spesso vede condizionata la propria capacità di fare impresa e produrre sviluppo, a causa di esigenze politiche o interessi che nulla hanno a che fare con le motivazioni dichiarate».

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