Proteste per le decisioni in manovra

Anche la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C inserita nella manovra «Salva Italia» suscita polemiche, sia tra le farmacie che per tra le parafarmacie. Ognuno dal suo punto di vista.

Parafarmacie «Apprendiamo con stupore che la vendita di farmaci d fascia C presso le parafarmacie verrà vincolata ai soli esercizi presenti  nei comuni sopra il 15mila abitanti. Se le indiscrezioni venissero confermate, la norma sarebbe in contrasto con qualsiasi principio liberalizzatore». E’ quanto dichiara il presidente del forum delle Parafarmacie, Giuseppe Scioscia. «Se il principio ispiratore è la tutela delle farmacie rurali,  si ricorda che queste sono  localizzate nei comuni al di sotto dei 5 mila abitanti e quelle al di sotto dei 3 mila percepiscono già un indennizzo parametrato al loro fatturato. Ricordiamo inoltre che è proprio nei paesi dai 5 mila ai 15mila abitanti che le poche farmacie presenti  hanno i fatturati più elevati: è dunque inconcepibile escludere proprio  in quelle aree  la liberalizzazione della fascia C. Perché danneggiare  i tanti colleghi farmacisti che con enormi sacrifici proprio in quei comuni  hanno aperto le loro parafarmacie? Se cosi fosse ci auguriamo vivamente che il Governo riveda la norma in questione».

Famacie «L’uscita dal canale farmacia dei medicinali di Fascia C così come disciplinata dal decreto cosiddetto ‘salva-Italia’ nella sua versione definitiva, sostanzia una banalizzazione della pericolosità di alcuni farmaci che non può non essere, per i titolari di farmacia che ben conoscono gli effetti delle molecole, fonte di grande preoccupazione». Così Augusto Luciani, presidente di Federfarma Umbria commenta l’articolo 32 del decreto Monti “Misure urgenti per la stabilità finanziaria”. Luciani giudica altresì «inquietante» («perché non si conoscono, né si intuiscono le intenzioni future del Governo su questo fronte») la soppressione del comma relativo al quorum dei 4.000 abitanti per la riforma della pianta organica delle farmacie. Federfarma Umbria conferma comunque la propria contrarietà a un’eventuale forma di protesta contro le disposizioni governative da realizzare attraverso la forma della serrata delle farmacie. «Sarebbe un’iniziativa – conclude Luciani – che creerebbe solo ancora più problemi ai cittadini di quanto non subiscano già oggi. Le farmacie dell’Umbria da sempre offrono professionalità e servizi per aiutare le persone, non per metterle in difficoltà».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

9 replies on “Manovra, liberalizzazione farmaci di fascia C: proteste di farmacie e parafarmacie”

  1. rispondo ad AUGUSTO LUCIANI: ahahahahah i titolari di farmacia conoscono gli effetti delle molecole dei farmaci di fascia C che potrebbero anche essere venduti nelle parafarmacie…..perchè i titolari di parafarmacia non li conoscono????? Le ricordo che, in entrambi i casi, si parla di farmacisti abilitati alla professione e che in ogni caso verrebbero dispensati dietro ricetta medica quindi non attaccatevi a principi morali inesistenti quando l’unica cosa a cui siete veramente attaccati è riempirvi le tasche di soldi!!! Pur di fare i soldi abbiamo capito che i titolari di farmacia si venderebbero la madre.. La legge dev’èssere uguale per tutti: la laurea è la stessa, i farmaci dispensati devono poter essere gli stessi.

    1. Sono perfettamente daccordo con Silvia che presumo sia una collega, comunque io sono uno di quei tanti farmacisti titolari di parafarmacia in un comune sotto i 15.000 quindi sono fortemente adirato in questo momento (per non dire incazzato) poichè credo proprio che questa sia un ingiustizia sociale ed non risolve il problema postoci dall’europa la quale sulla questione è stata chiarissima: ci impongono di pagare 600.000 euro all’anno di multa poichè abbiamo una anomalia tutta italiana, cioè le parafarmacie; quindi ho ci liberalizzano in toto oppure si scatenerà un inferno!

    2. Certo che sono tutti farmacisti abilitati!
      L’unica cosa che rode al Sig. Luciani è che la “casta” da lui rappresentata (titolari di farmacie private) si vede ampliare la concorrenza! PIù concorrenza=meno guadagni per la “casta”.
      Speriamo solo che ci sia il via anche per la vendita di tali farmaci anche per le parafarmacie site in comuni più piccoli.

    3. Cara Silvia: stessa razza stessa faccia diceva la mia povera nonna…
      Non mi faccia ridere!!!! Io non sono nè farmacista nè parafarmacista, ma voi altri le tasche piene di soldi le vorreste eccome solo che non ce la fate e vi rode parecchio, invidiosi, meglio i farmacisti nelle farmacie che almeno so dove vado!!!

  2. Buongiorno a tutti.
    Vorrei capire perchè i titolari di farmacie ed i farmacisi in generale vengono chiamati ancora oggi, in maniera totalmente arcaica, anacronistica ed irreale “casta”?
    Innanzitutto se fossero davvero una casta, in Italia sarebbero tranquilli e beati a guardare dall’alto cosa sta succedendo ed invece sono tra i più colpiti della manovra Monti. Le caste, quelle vere, stiamo pur tranquilli che in Italia non verranno mai toccate e non si trovano a livello di intermediazione farmaceutica bensì dove avvengono i reali sprechi e speculazioni pubbliche, come nel settore ospedaliero o per uscire dal tracciato, universitario ed in molti altri ahimè…
    Quelle che vengono definite “agevolazioni e privilegi” concessi ai farmacisti negli anni, a mio parere non è nient’altro che una tutela più che legittima, ma insomma pensate seriamente se ogni farmacista potesse aprire una farmacia in Italia, avremmo un esercizio ogni 20 metri! La conseguenza sarebbe che molte farmacie e parafarmacie non riuscirebbero a rientrare nei costi, riversando sul mercato italiano, già tristemente saturo, un’ulteriore ondata di disoccupazione (ci sono troppi laureati in farmacia anche).

    Per quanto riguarda la distribuzione dei farmaci al consumatore è un processo delicato e come tale è giusto che avvenga in un luogo consono come è la farmacia e che sia legiferato con norme particolari, non si vendono mica caramelle. La fascia definita c deve restare nelle farmacie. Così com’è nel resto dell’Europa.
    Distribuire la fascia c alle parafarmacie non la trovo una buona idea, dati alla mano in italia rischiano la chiusura il 25% delle farmacie, riversando così di nuovo in massa all’incirca 18000 disoccupati sulla piazza…La liberalizzazione di questi farmaci appiana gli affari di tutti, solo all’inizio forse le parafarmacie potranno godere di entrate maggiori ma che sul lungo epriodo si stabilizzeranno di nuovo, creando solo una minore affluenza di clienti a tutti gli esercizi farmaceutici e un disorientamento della clientela, per la maggior parte di una certa età.

    Daniela, figlia di titolari farmacisti, talmente tanto una “casta” che ho studiato economia.

Comments are closed.