di M.T.
Le oltre 3.300 assunzioni di bancari a livello nazionale, previste nella prima parte del 2026, frutto degli accordi di secondo livello firmati dai principali gruppi del credito, avranno effetti anche sull’Umbria, seppure in assenza, al momento, di una ripartizione territoriale ufficiale dei nuovi ingressi. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bper, Banco Bpm e Crédit Agricole Italia sono infatti tutti presenti nella regione con reti di filiali, direzioni territoriali e strutture operative che, negli ultimi anni, hanno risentito in modo significativo dei processi di riduzione del personale legati a prepensionamenti e uscite volontarie.
In Umbria il settore bancario conta alcune migliaia di addetti e negli ultimi dieci anni ha vissuto una contrazione costante, parallela alla riduzione degli sportelli. Secondo i dati di Banca d’Italia, tra il 2014 e il 2023 il numero delle filiali nella regione si è ridotto di oltre un terzo, con un calo occupazionale gestito quasi esclusivamente attraverso il Fondo di solidarietà. In questo contesto, l’aumento del tasso di sostituzione tra uscite e nuove assunzioni, che in alcuni gruppi ha superato il 100 per cento, rappresenta un’inversione di tendenza rilevante anche per i territori più piccoli.
Applicando criteri proporzionali basati sulla presenza occupazionale regionale dei singoli gruppi, le nuove assunzioni che potrebbero interessare l’Umbria nella prima fase del 2026 si collocano in una forchetta stimabile tra le 60 e le 100 unità complessive. Intesa Sanpaolo, che ha una delle reti più strutturate nella regione e ha annunciato l’obiettivo di 1.500 assunzioni entro marzo 2026 a livello nazionale, potrebbe concentrare in Umbria alcune decine di ingressi, in parte destinati a rafforzare le filiali rimaste operative e in parte a funzioni di consulenza evoluta e servizi digitali. Analogo discorso vale per UniCredit e Bper, entrambe presenti in modo capillare soprattutto nelle aree urbane e nei principali poli produttivi regionali.
Per l’Umbria, il dato più significativo non è solo quantitativo ma qualitativo. Gli accordi nazionali indicano una domanda crescente di profili più giovani e con competenze specialistiche, legate alla consulenza finanziaria, alla gestione dei risparmi, al credito alle imprese e ai servizi digitali. Un aspetto che potrebbe favorire l’assorbimento di laureati umbri, in particolare in ambito economico e giuridico, e contribuire a ridurre, almeno in parte, la storica emorragia di competenze verso altre regioni.
C’è poi il capitolo dell’inclusione sociale, che riguarda anche il territorio umbro. Tutti i principali accordi recepiscono il protocollo Abi a sostegno delle donne vittime di violenza, riservando una quota minima del 2 per cento delle nuove assunzioni a queste situazioni. Si tratta di numeri piccoli in valore assoluto, ma con un impatto simbolico e concreto anche a livello regionale, dove le banche possono diventare uno degli attori coinvolti nelle reti territoriali di protezione e reinserimento lavorativo.
Nel complesso, le assunzioni previste per il 2026 non compensano integralmente il ridimensionamento vissuto dal sistema bancario umbro nell’ultimo decennio, ma segnano un cambio di passo. Molto dipenderà, ora, dai nuovi piani industriali attesi nei prossimi mesi e dalle scelte concrete sulla distribuzione territoriale delle assunzioni, che per l’Umbria rappresentano una partita ancora tutta da giocare.
