di Chiara Fabrizi
Anche l’Umbria si misura con il boom cinese. E i dati parlano chiaro: dal 2001 al 2011 gli imprenditori cinesi presenti nel territorio umbro hanno fatto registrare un +323%. Nei primi anni del decennio di riferimento la crescita ha interessato con maggiore insistenza i due capoluoghi. Mentre assolutamente recente è l’insediamento nelle fragili e piccole economie dei territori di provincia.
Escalation nello Spoletino e nel Folignate La pioggia di capitali cinesi ormai ha preso a cadere pesantemente anche nel territorio tra il Folignate e lo Spoletino. Sotto gli occhi sgomenti dei commercianti locali, che sempre fatica crescente riescono a tenere dritta la barra dei bilanci delle proprie attività, gli imprenditori orientali hanno aperto enormi bazar, rilevato storiche attività in crisi, preso in gestione bar e baretti arrivando a ricavarsi, per lo più molto discretamente, una nicchia di tutto rispetto nello striminzito mercato della provincia. Quello che è sicuro però è che i capitali cinesi per conquistare questo territorio sembrerebbero aver scelto come avamposto l’area commerciale tra Trevi e Sant’Eraclio, comoda per i folignati, molto appetibile per gli spoletini. Qui alla fine del novembre scorso un bazar di circa mille metri quadrati e un negozio di calzature, pelletteria e abbigliamento altrettanto vasto sono stati aperti uno di fronte all’altro, a pochi passi dal centro commerciale della zona. E anche a Spoleto, nello stesso periodo ma dell’anno precedente, è decollata un’attività simile, un grande magazzino su tre piani. E questo solo per citare le nuove presenze saltate all’occhio con maggiore forza. Per il resto bar, piccoli negozi, alimentari.
Ragazzini-imprenditori Ma chi sono questi imprenditori cinesi? Per buona parte ragazzini. Sì, giovani di venti, venticinque anni che, autonomamente o affiancati da «anziani quarantenni», creano srl, snc, partecipando alle iniziative commerciali con capitali modesti, 10-15 mila euro. Molto più spesso, però, si tratta di imprese individuali di cui i ragazzini-imprenditori sono i titolari. Emblematico, in questo senso, il caso del giovanissimo che, a 19 anni appena compiuti, sceglie di proporsi con altri cinque giovani nell’”inferno” del mercato del Folignate e dello Spoletino. Il fenomeno dei ragazzini-imprenditori, confermato da ufficiali della guardia di finanza, trova un certo riscontro anche nelle statistiche. Gli imprenditori nati in Cina, tra quelli operanti nel territorio umbro e compresi in una fascia di età tra 18-29 anni, sono circa il 15%. Se il dato non appare eclatante è anche perché i trentenni, nella statistica della distribuzione anagrafica, vengono inseriti nella successiva e più ampia forbice anagrafica, compresa tra i 30 e i 49 anni.
Dietro l’acquisto degli immobili l’ombra del riciclaggio Ad ognuna di queste attività commerciali, va sottolineato, corrisponde un acquisto immobiliare. Raramente gli imprenditori cinesi prendono in affitto stabili e licenza, prediligendo di gran lunga l’acquisto. Capitali ai quali, inutile dirlo, gli uomini della gdf prestano particolare attenzione, cercando di ricostruire l’origine di denari insolitamente a disposizione di giovani e, a volte, giovanissimi imprenditori. Controlli e verifiche che mirano ad accertare che i capitali in questione non derivino da attività illegali e, di conseguenza, che le aperture di esercizi commerciali o artigianali non si configurino come operazioni di riciclaggio di denaro sporco.
«Nomadi del commercio» Quello che è sicuro è che gli imprenditori cinesi hanno un’ampia disponibilità di capitali. Altrimenti non si spiegherebbe il perché questi ragazzini vantino, nonostante la giovane età, un curriculum di domicili e residenze registrate a dir poco sorprendente: Padova, Venezia, Milano, le province marchigiane e in alcuni casi anche quelle calabresi. Le distanze per i giovani dagli occhi a mandorla non sono affatto un ostacolo. Una migrazione interna al Paese di natura puramente commerciale. In ogni capoluogo o cittadina toccata sono riusciti, con il supporto della comunità cinese presente sul territorio e con abbondanti capitali a disposizione, ad aprire attività commerciali, laboratori artigiani.
Apri e chiudi in 24 mesi E così non stupisce trovarsi di fronte ad un trentenne con curriculum imprenditoriale-commerciale, non necessariamente invidiabile, ma sicuramente corposo. Tre o quattro attività aperte e cessate le vantano tutti. Gli «anziani quarantenni», poi, sembra collezionino iscrizioni alla Camera di commercio. Srl, snc, imprese individuali nate e dichiarate morte in appena 24 mesi, al massimo 36. Non di più. Ma i «velocisti» non mancano, considerando che c’è anche chi ha dichiarato cessata l’attività a sedici settimane dall’apertura. Poi, dopo qualche mese, si fa un’altra iscrizione al registro delle imprese, in un altro territorio e si riparte.
Turn over per evitare i controlli fiscali Nell’ultimo report pubblicato dal Cnel, Consiglio nazionale economia e lavoro, datato maggio 2011 si legge: «La principale strategia utilizzata per evitare i controlli fiscali consiste nel chiudere la propria posizione nel giro di due anni, contando sul fatto che entro tale periodo le probabilità di subire una verifica fiscale saranno estremamente esigue. Le imprese individuali, per le quali è richiesta una semplice comunicazione agli uffici competenti, si prestano più delle società allo “stratagemma” di aprire e chiudere l’attività per evitare i controlli fiscali. Semmai, per il tipo “elementare” di forma giuridica, esse implicano tecniche fraudolente scarsamente elaborate, mentre i detentori di società intenzionati a commettere reati economici fanno ricorso a sistemi più sofisticati, come ad esempio far figurare un fiduciario fittizio o irreperibile che funge da prestanome a capo della società».
Metà sequestri ai cinesi Sul fronte delle operazioni di controllo, nell’ultimo anno e specificatamente nel territorio del Folignate, sono stati sequestrati circa 30 mila prodotti. Per lo più si tratta di merci contraffatte o prive delle necessarie indicazioni e composizioni dei materiali. La metà di questi sequestri, secondo quanto potuto appurare, è stata compiuta ai danni di commercianti cinesi. L’ultima operazione in ordine di tempo, e la prima del 2012, è stata eseguita a Trevi ed ha portato al sequestro di 5.600 prodotti per un valore di circa 18 mila euro. A finire nel mirino degli uomini della guardia di finanza è stato proprio un commerciante di nazionalità cinese.

