di D.B.
L’Umbria è tra le zone più favorevoli d’Italia per creare un’attività economica. A dirlo è il Centro Studi Sintesi che ha misurato il grado di «attrattività» di ogni regione con un mix di 37 indicatori. Una tipologia di analisi che prende spunto dall’Index of Economic Freedom messo a punto dall’americana Heritage Foundation. Con 80,2 punti l’Umbria è dietro soltanto a Trentino Alto Adige (100), Emilia Romagna (82,8) e Marche (81,7). Secondo il Centro Studi un punteggio tra 81 e 100 connota aree «libere», tra 61 e 80 «prevalentemente libere», tra 41 e 60 «frenate» e tra 0 e 20 «non libere».
I dati L’Umbria ottiene quindi un ottimo risultato che è il frutto di un’analisi che ha preso in considerazione non solo il Pil ma, più complessivamente, i dati del contesto sociale, la distribuzione della ricchezza, la pressione fiscale, il tasso di variazione di imprese attive, quello di crescita a valore aggiunto e così via. I dati riportati integralmente lunedì mattina da il Sole 24 Ore mostrano una realtà per certi versi sorprendente. La Lombardia ottiene infatti un punteggio basso (62,6) che le vale il 12esimo posto, il Piemonte è all’undicesimo e, come detto, il «paradiso» della libertà economica secondo lo studio è il Trentino. Per il resto invece si conferma la tradizionale frattura che separa il Nord dal Sud. Di seguito i risultati completi.
1 – Trentino 100
2 – Emilia Romagna 82,8
3 -Marche 81,7
4 -Umbria 80,2
5 – Friuli Venezia Giulia 78,6
6 – Valle d’Aosta 77
7 – Veneto 75,3
8 – Toscana 75,1
9 – Liguria 74
10 – Abruzzo 66,7
11 – Piemonte 65,5
12 – Lombardia 62,6
13 – Molise 58,5
14 – Lazio 48,2
15 – Sardegna 46,4
16 – Basilicata 38,2
17 – Calabria 37,3
18 – Puglia 32,4
19 – Sicilia 26,4
20 – Campania 13,4

