Qualcuno potrebbe leggervi un segno di tempi. Per la prima volta nell’ultimo decennio l’Ast di Terni non è la prima società di capitali dell’Umbria, superata da un gigante della distribuzione, Pac 2000A Conad con un fatturato di 2.423.515.000 euro. La Acciai Speciali Terni Spa scende al secondo posto con 2.353.524.000 euro. Tarza, stabile, è Coop Centro Italia con 654.650.000 euro di fatturato. E’ quanto emerge dalla ventesima edizione dell’Annuario economico dell’Umbria 2014-2015, redatto dal Centro studi economico e finanziario Esg89, presentato a palazzo Donini alla presenza della presidente Catiuscia Marini e di Walter Veltroni.
Top ten Poi a seguire le altre aziende nella top ten: da Eurospin Tirrenica Spa con un ragguardevole fatturato di 551.447.864 euro a Financo Srl con 532.211.000 euro. Quindi Farmacentro servizi e logistica con 356.238.445 euro, Iges srl con 332.807.719 euro, G.M.F. Grandi Magazzini Fioroni Spa con 331.155.000 euro, Colacem Spa con 299.399.299 euro e Brunello Cucinelli Spa con 281.647.000 euro.
Utile netto Nella gerarchia per utile netto, spicca ancora la cooperativa Pac 2000A Conad con 47.902.000 euro, in crescita rispetto all’esercizio precedente, seguita dall’altro colosso della grande distribuzione Eurospin Tirrenica Spa con 24.437.666 euro e dal ‘re’ del cachemire Brunello Cucinelli Spa con 22.484.000 euro. Poi a seguire, sempre nel tessile, Spa.Pi Spa a con 13.073.104 euro e Luisa Spagnoli Spa con 10.846.000 euro. E ancora Goldlake Italia Spa di Gubbio, società del gruppo Gold Holding, che fa capo alla famiglia di Franco Colaiacovo, con un utile netto di 9.977.910 euro. La prima società della provincia di Terni per utile netto è la Eskigel Srl, che opera nel comparto alimentare, con 9.951.667 euro.
Utile netto complessivo in calo Fra le top 1000 la percentuale di società che chiudono in utile è sostanzialmente lo stesso dell’esercizio precedente: 73,2%. L’utile netto aggregato delle top 1000 risulta nel 2012 negativo di oltre 270 milioni di euro. Leggendo, però analiticamente i dati, si evince come questo risultato sia condizionato fortemente dall’andamento negativo di una ventina di top società, fra cui il colosso dell’acciaio che da solo pesa per 190 milioni di euro. La grande distribuzione è il comparto che pesa di più per fatturato in regione fra le top 1000. Il comparto tessile-abbigliamento è quello in testa per utile aggregato; a seguire la grande distribuzione in parte penalizzato dall’andamento di uno dei protagonisti del comparto. La meccanica e l’edilizia sono ancora i settori più numerosi per numero di società in regione fra le top.
L’Umbria ha cambiato volto A illustrare l’Annuario il presidente di Esg89, Giovanni Giorgetti, secondo cui «quello che si può evincere, comparando i dati del 1992 rispetto a quelli odierni disponibili, è che l’Umbria, in questi ultimi venti anni, ha radicalmente cambiato volto. Nel 1992 nelle prime posizioni veleggiavano le banche, le aziende alimentari e quelle del cemento-costruzioni. Dopo dieci anni l’acciaio è balzato in testa alla classifica insieme alla comparsa della grande distribuzione organizzata. L’edilizia-cemento ancora era in salute. Ora, dopo questo ventennio, la nostra regione vede i colossi della grande distribuzione dominare, scomparire le banche, scendere di valore e di redditività le costruzioni-cemento e, invece, con grande interesse, l’ascesa di imprese a ‘brand’ che stanno vincendo sui mercati internazionali. Sul comparti bancario, in particolare, Giorgetti ha sottolineato che «l’Umbria negli ultimi 15 anni ha dilapidato un patrimonio. Oggi il sistema del credito locale non ha più la capacità di sostenere l’economia di questa regione».
Serve cambio di passo Giorgetti, sul quadro economico complessivo, apre all’ottimismo. «I dati ci confermano – ha detto – che il ‘Cuore verde d’Italia’ può farcela. Ha bisogno, però, di un cambio di marcia drastico in tutti gli aspetti della vita economica, dalle rappresentanze imprenditoriali e sindacali alla pubblica amministrazione, dal sistema del credito alla classe dirigente fino a quella imprenditoriale. È necessario un nuovo e concreto ‘patto di sviluppo’ fra gli attori della vita economica di questa regione, troppo spesso invece ripiegata su se stessa e su strategie legate al passato. La teoria delle ‘C’ , ben impressa nelle menti imprenditoriali internazionali più illuminate e che ogni giorno viene osservata anche all’interno della nostra società, dovrà valere per tutti i protagonisti: conoscenza, comunicazione, creatività, crescita, competitività, coraggio e cuore».
Gli interventi Vari gli interventi che hanno movimentato la tavola rotonda, moderata dalla giornalista Donatella Miliani, il cui filo conduttore è stata l’analisi del contesto regionale in cui viviamo, da Sergio Bova, segretario di Confartigianato imprese Umbria, al presidente di Gepafin, Salvatore Santucci, fino a Ulderico Sbarra, segretario regionale di Cisl, passando per le giovani imprenditrici, quali Elena Veschi, presidente giovani imprenditori di Confindustria Umbria, a Chiara Pucciarini, presidente regionale giovani imprenditori di Confcommercio, e Federica Angelantoni, amministratore delegato di Archimede solar enegy. Per il sindacalista Sbarra è «necessario un forte cambiamento, che dipende anche da quello che succederà in Europa. Bisogna costruire nuove, diverse e più efficienti politiche industriali». Secondo Bova, invece, il problema principale è «il non aver rivoluzionato culturalmente questo Paese e la regione. Su questo siamo in ritardo». Tutti d’accordo, inoltre, che bisogna investire sui giovani. Per Angelantoni «i giovani imprenditori si danno da fare perché vedono spiragli positivi», mentre Pucciarini ha sottolineato che «prima di incentivare l’imprenditorialità giovanile bisogna creare un sistema che sia in grado di aiutarla e supportarla». Veschi ha messo in evidenza come gli imprenditori siano stanchi: «Siamo massacrati dalla burocrazia e dalle tasse». Dal canto suo Santucci ha spiegato che «il mondo del credito abbia parecchie difficoltà» e «il ruolo di Gepafin è di favorire l’accesso al credito alle aziende».
Veltroni e Marini Walter Veltroni che ha ricordato come la Repubblica di Weimar sia nata in un contesto simile a quello attuale «di crisi economica e politica, dove la faceva da padrona l’antipolitica. Bisogna stare attenti». Parlando dell’economia regionale, invece, ha riportato l’attenzione sulle piccole e medie imprese: «Tessuto economico regionale importante – ha detto – che va supportato». Le conclusioni, infine, sono state affidate alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che ha parlato di «un governo che non riesce a fare programmazione ordinaria» mentre «oggi è importante fare un lavoro di squadra, dove ognuno si assuma la propria responsabilità, perché non sono più i tempi in cui le politiche pubbliche venivano imposte dall’alto, attualmente si fanno e si devono fare insieme».
